3-4 febbraio – Bianco, rosso e pirlone

Ho dormito fino alle 8.30, per motivi a me ignoti la sveglia ha deciso di scioperare. E’ strano, mi sento un po’ fiacco. Non sono in formissima.

Inoltre incarno quella categoria di persone ostinate, cocciute e ignoranti che, per autoconvincersi di star bene, non misurano la febbre ed evitano il più possibile l’assunzione di medicinali.
Il corpo è una macchina perfetta, le difese immunitarie devono rafforzarsi, fai una bella sudata e passa tutto. Teorie traballanti mi accompagnano da sempre.
E’ cosa propria dei sognatori, degli illusi e dei cretini. Temo di appartenere a tutte e tre le categorie.

Metto a bollire l’acqua per riempire il filtro, non vorrei ritrovarmi senza liquidi nella mia piccola magione. Nel mentre mi nutro con riso bianco e zuppa di cavolo avanzata dalla sera prima! Godyene dice sempre di scaldarla per evitare il tifo. Sono pigro e vaccinato, decido di non darle retta. Del resto non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Lavo i piatti e mi appresto a fare il bucato. Sono le 9.30, picchia un sole forte come non mai. Massì, il cappello lo lascio a casa, tanto ci vuole poco! Sollevo i pesanti secchi d’acqua e mi dirigo al grande lavabo di cemento. Sarò stato esposto al calore per una ventina di minuti, non di più.

Finalmente arrivano le viti mancanti per aggiustare definitivamente l’altro letto delle ragazze. In fondo la casa è vicina, esco senza il mio panama anche sta volta, ormai sono abituato a questo clima (come no!). Claris mi chiede come sto: “un po’ debole, non al 100%, ma tutto sommato bene”. Sono le 11, rientro a casa e mi corico.
Mi sa che sto covando qualcosa. Ma non mi dire!
Non ho fame. Ahia! Monito inequivocabile di malessere. Io ho sempre appetito, mangio come i neonati ogni quattro ore, mi sa che ho bisogno di dormire.

Ci provo, Godyene mi chiama per il pranzo… non le do alcuna soddisfazione, anzi mi lamento cortesemente del fatto che abbia preparato troppo.
C’è cibo per quattro persone e io sono solo. Male, malissimo… non è da me. Mando un messaggio al dottor. Roberto, il quale mi chiama immediatamente. Ho avuto un paio di scariche di diarrea e forse adesso mi è salita una linea di febbre.

Giustamente non siamo a Milano, con sintomi del genere è necessario fare subito delle analisi: goccia spessa (malaria) e widal (febbre tifoide), scemo io che “Widal” pensavo fosse un calciatore. Chiedo a Claris di scortarmi all’ospedale e qui mi viene domandato il carnet, un piccolo libricino contenente la storia clinica del paziente. Ovviamente non ce l’ho. Nicole intanto, avvisata da Roberto, mi chiama ed esige che dal dottore ci vada con lei.
Io e la mia Olp ci incamminiamo, ho un colorito un po’ rubicondo dice, meglio se sto all’ombra e indosso il cappello. Nessuna obiezione.

Nicole parla immediatamente con il primario dell’ospedale. Le cose precipitano proprio come temevo. Il BIANCO sta male, allarme ROSSO.
Avete presente quando i venti preannunciano l’imminente arrivo del mulinello, sferzandosi violentemente in un moto circolare contro le onde del mare?
(Mi sa di no, nessuno dei miei amici fa il marinaio di ventura, va beh!). Nello stesso modo in cui i naviganti si preparano allo scontro con gli elementi ammainando le vele e occupando i propri posti ai remi, così infermieri e medici dopo avermi squadrato di sottecchi, si tengono pronti al peggio.
Il dottore mi visita all’istante su richiesta della suora (saltando ogni ordine di fila e di attesa, precedenza al Nassara, odio tutto questo).

“In Africa dal medico si va quando si sta proprio male, tu non hai niente, facciamo degli esami giusto per scrupolo!“. Ho la febbre a 37.3, chiamate padre Alois per l’estremo saluto! E’ così, non lo nego. Noi codardi preferiamo non sapere di essere malati perché altrimenti ripieghiamo sul tragico (i maschi soprattutto).
“E’ la fine? Tutto sommato ho avuto una buona vita, avrei voluto fare qualche altra cosa, ma non posso lamentarmi”. Ricordate Marcel? Il capo del laboratorio di analisi cresciuto nel centro e i cui studi vennero finanziati a suo tempo da un socio della Fondazione Cumse? Suor Nicole esige che sia lui in persona ad effettuare il prelievo, lui e nessun altro. Devo fare altri due esami. Non ci sono bagni puliti e Nicole insiste perché io mi trasferisca alla maternità, stabile situato proprio accanto all’ospedale.

Mobilita un infermiere affinché disinfetti in modo certosino la toilette. Un’operatrice mi si avvicina consegnandomi due contenitori.
“Questa per le urine e l’altra per le selle”. Non conosco il termine, mi guarda e dice: “Caca?”, sorrido, tutto chiaro! Suor Nicole, con la praticità che caratterizza ogni africano che si rispetti, prima che io entri nel bagno proferisce alla lettera: “se ti devi sedere sul CESSO, metti la carta igienica prima!”. Questo linguaggio da rocker mi ricorda la prima volta che mio padre mi insegnò la suddetta tecnica nel bagno di un Autogrill indecente sulla Salerno-Reggio Calabria.

Erano anni d’oro, 20 e più ore di macchina per percorrere lo stivale da sud a nord. Ricordo di quella volta in cui, bloccati in una galleria, vessato dall’urgente bisogno di fare pipì, data la situazione disperata, decisi di espellere i miei bisogni fisiologici all’interno della mia borraccia preferita, che poi svuotai dal finestrino e che, giunto a casa, buttai a malincuore.
Forse qualcuno se la ricorda, ai tempi andava di moda, era dotata di cannuccia incorporata, bastava premere il pulsante e flic, il tubicino di plastica spuntava in aria. Ma in fondo chissene. Torniamo a noi.

Sono in bagno, un uomo da fuori mi tiene chiusa la porta. Per le urine nessun problema. Già mi scappava, dopo la storia della galleria figurarsi, sono anche ispirato.
Ma per la cacca come fare? Sono già stato in bagno due volte stamane, mica posso inventarmela. Mi serve uno stimolatore. Qualcosa che possa indurre il mio intestino a fare gli straordinari. Pensa Valeryo, pensa!

Ci sono: Renzi ha fatto saltare la maggioranza e Mario Draghi è in lizza per un possibile governo tecnico.
Qualcosa si muove, ma non basta. Impegnati ragazzo, puoi farcela! Dunque, serve un brainstorming (a proposito di tempeste). Banca Centrale Europea, Lobby, Poteri Forti, amici della mia età e molto più istruiti di me veramente contenti di questa notizia. Di più, mi serve di più. Draghi divenne Direttore generale del Tesoro durante l’ultimo governo Andreotti! Questa è la strada giusta, me lo sento. Venne confermato anche dai governi Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi, D’Alema I e II, Amato II e Berlusconi II. Meraviglioso, lentamente il materiale scende morbido e fa capolino dal mio sfintere. Missione compiuta!

Tronfio e soddisfatto mostro il frutto dei miei sforzi a Marcel che si presta immediatamente all’analisi. In 45 minuti dovrei avere i risultati. Trattamento riservato alle autorità istituzionali.
Vado a casa, mi stendo un po’ sul letto, Godyene prende una salvietta umida e me la mette in fronte. Resterà con me per tutto il giorno. Una santa!

Alle 16 arrivano in pompa magna Marcel e Felicitè un’infermiera dal tocco magico. Li saluto. Incominciano a spostare il mobile della parete posizionanandolo accanto al mio letto. I chiodi che sporgono dal lato sinistro dello scaffale, normalmente da me usati come appendini, diventano dei porta flebo.
Attaccano con un cerotto la boccetta allo spuntone e cominciano ad iniettarmi cose. Ma tante eh! Ho contato tipo 15 medicinali. Al che mi incuriosisco, vorrei sapere che cos’ho.

Niente malaria, niente, tifo, niente di niente.
Solo una piccola infezione batterica. In ogni caso prevenire è meglio che curare quindi mi stanno dosando anche dei farmaci anti malarci e delle vitamine.
Ma siete sicuri che non sia nulla di grave? Normalmente non prendo l’Oki con 40 di febbre e qui per una piccola infezione mi dopate come Varenne?
“E’ l’Africa, non si scherza. Un’altra cura a mezzanotte e una alle 4. Metti la sveglia!”, “AH… occhei”. Remissivo più che mai davanti a tanta sicurezza.

La flebo più grande dovrebbe durare 4 ore, nel mente ho bevuto 2 litri di infuso alla citronella, ottima per curare la febbre. Il mio metabolismo è veloce quanto una F40.
Dunque ho una piccola infezione. Ma cosa potrebbe aver mai causato la mia infermità? Forse mangiare da Joseph non è stata una buona mossa? Non ho bollito bene l’acqua per il filtro? Forse stare troppo a contatto con le ragazze, ultimamente, tutte mezze malaticce? O baciare i bambini sulle mani, sui capelli e sulle guance come se fossi invincibile? Forse sono solo Pirla!?

Alle 18 arriva niente meno che il primario in persona con Marcel. “La flebo è già finita? Ma come in un’ora e mezza?”. Li guardo come per dire: “Non male per un Nassara eh!”. Mi compiaccio delle mie prestazioni e procrastino le altre preoccupazioni. Ad esempio quella riguardante l’affanno del mio povero fegato che, tra vaccini e flebo avrà accorciato la sua vita di un paio d’anni. Com’era? Meglio 1 giorno da leone che 100 da pecora! Magra consolazione.

Lo specialista, constatando la mia salute già quasi del tutto ristabilita, mi sottrae la cura di mezzanotte. Io ovviamente non l’avevo capito e mi sono puntato la sveglia disturbando inutilmente non solo il mio riposo ma anche quello di suor Nicole, la quale, preoccupata, ha insistito per dormire nella stanza degli ospiti.
Posso fare delle analogie con la mia adorata mammina che, quando sono malato più che mai, mi manca! La cosa dunque non mi dispiace.

Alle 4 sento bussare. Nicole russa pesantemente, mi alzo e apro la porta al buon Marcel che ha dormito a casa di Marcelin appositamente per potermi curare di persona. Privilegi per bianchi, poche balle!
Suor Nicole si sveglia alle 5 per salutare Marcel. Alle 7.30 facciamo insieme colazione.
Mi sdraio a letto, vietato fare qualsiasi cosa. Posso solo oziare e mangiare. Comincio seriamente a considerare l’idea di ammalarmi una volta al mese proprio come molti dipendenti pubblici. Questo stile di vita non è poi così male. Dovrei prima trovare un lavoro però!

Il medico ci tiene a visitarmi. E’ un lusso per pochi averlo a casa. Mi sto rimettendo in fretta, domani l’ultimo controllo, della febbre neanche l’ombra.
Nicole ha voluto cucinare personalmente per me una zuppa di patate, carote, zenzero e carne.
Qualcosa di eccezionale. L’uso dello zenzero all’interno del brodo animale… una trovata geniale, salutare e rinfrescante. Questa la importo in Italia.

Il pomeriggio fila davvero serenamente. A letto. Marcel arriva alle 16 per riprendere la terapia, mi inietta altre 15 robe. Qualcosa contro il mal di testa, un antibiotico ad ampio spettro, tre dosi di Artesun contro la malaria. Quest’ultima, mi spiega, è la prima causa di mortalità infantile in Africa. Solo la zanzariera può salvarti.
Spesso anche gli adulti ne sono preda. Deglutisco. Dovrò scrivere testamento. Sicuro me la becco da qui a settembre!

Marcelin arriva per un saluto, i suoi bambini stanno meglio. Forse non ve l’ho detto ma c’è stata una epidemia generale. Sophie, Claris, le ragazze, Brenda, Nicolà e Dudu, oltre al sottoscritto sono stati male. Marcelin dice che siamo in pieno cambio di stagione, nel senso che il calore giornaliero sta raggiungendo il suo picco massimo, mentre le temperature serali calano normalmente ma perdurano un po’ più a lungo al mattino. Facile dunque beccarsi un colpo di freddo.

Nel quartiere oggi è deceduto anche un ragazzo di 21 anni, probabilmente a causa della malaria, non ne siamo certi.
Insomma è un momento un po’ così. Il buon Marcel si congeda dandomi appuntamento domattina alle 7, ultima tranche di iniezioni, non mi stupirebbe se poi mi spuntasse qualche arto supplementare o un terzo occhio dietro la schiena. Domani saprò dirvi meglio.