2 febbraio – Who wants to live forever?

Mi sono alzato alle 8.20. Ci ho messo un po’, ma alla fine ci sono arrivato. Etienne mi ha dato appuntamento alle 8.30, raggiungerò un livello superiore quando punterò la sveglia all’ora esatta dell’incontro.

Tanto qua son tutti in ritardo. Sono troppo codardo per riuscirci. Il solo pensiero che qualcuno puntuale possa trovarsi fuori dalla porta ad aspettare mentre io mi trovo ancora mezzo nudo nel letto mi destabilizza. I ritardatari, quelli veri, anche in casi come questi non affrettano per nulla il passo, il loro egoismo va oltre l’empatia! La gente attende speranzosa alla soglia dell’uscio e loro intanto, scaldano il latte per fare colazione, a vestirsi ci penseranno poi. Per gli empatici invece è un mondo troppo duro. Quelli come me, codardi, oltre che sensibili vivono malissimo, fattispecie del genere.

Punto primo: nutriamo la paura di essere colti in flagrante (o in mutande, dipende), punto secondo: ci dispiace da morire per l’altro o l’altra e iniziamo a fare 300 cose insieme per evitare che l’attesa si prolunghi il meno possibile. E’ una vitaccia, ti ritrovi con una merendina nella tasca della giacca, il palato ustionato perché hai bevuto il caffè senza soffiarci su mezzo secondo, lo stomaco vuoto e la faccia strapazzata come se te l’avessero appena passata nella centrifuga della lavatrice. I sensi di colpa provati in quelle rare occasioni di ritardo sono stati talmente selvaggi che ad oggi, pur trovandomi in Africa, risultano difficili da domare.

Etienne si palesa alle 8.49. Visto? C’è da sistemare un altro letto a casa delle ragazze. Miracolosamente fila tutto per il verso giusto; il trapano manuale non si rompe, il legno ha ben resistito al passare del tempo, sarà sufficiente installare un paio di cerniere nuove. A lavoro quasi finito il mastro mi guarda, abbassa il capo verso il pavimento, pare cerchi qualcosa, si muove girando in tondo per la stanza, esce e batte palmo a palmo il corridoio. Finalmente trova il coraggio per esternarmi i suoi pensieri: “mancano due viti!”. Te pareva! Bilancio: DUE ore spese per effettuare il 98% del lavoro.

Si impara subito a non cercare la perfezione, in Africa il popolo è più saggio che in Europa, sanno molto bene che quest’ultima non esiste, inutile quindi affannarsi per correrle dietro! Sospiro più divertito che deluso, sto acquistando una certa elasticità.
Alle 11 rientro a casa e trovo Godyene intenta a miscelare le sue alchemiche elisir di lunga vita, con le quali mi nutro sempre volentieri.
Vorrei farle compagnia ma ho una responsabilità da assumermi!

Verso le 12 mi dirigo a passo svelto in direzione della scuola elementare, devo scusarmi con Jojo  per il mio imbarazzante comportamento. Nello scorgermi, sbirciando con la coda dell’occhio dalla finestra, interrompe la lezione solo per me.
Ho cercato di inviargli un messaggio… ma non è arrivato… non so perché, mi dispiace davvero. Ha dovuto camminare a vuoto per colpa mia? No, era in moto, meno male. Ha atteso molto però finché suor Nicole non gli ha comunicato del mio giro in città. Pensavo che per comprare due cose un’ora bastasse, invece me ne sono servite quasi due e mezza. Sono desolato.

Joseph è un uomo comprensivo e sa che per un Nassara l’apprendimento dei tempi locali può necessitare un periodo di acclimatamento per così dire.
Ci vediamo giovedì. Andata!

Alle 12.30 suor Nicole bussa alla porta. Con lei varca la soglia anche un tecnico per installare una vecchia tv. Chissà se funziona… frenate le vostre curiosità, non c’è corrente manco a pagarla. Rimandiamo, nessun problema, tutto perfettamente coerente.

C’è un’altra piccola cosa che la mia OLP intende mostrarmi. Mi porge delicatamente dei piccoli peperoni gialli grandi poco meno di un pugno. Mai visti in vita mia. “Sono piccanti?”. Il mio gene meridionale è stato risvegliato
dall’aspetto familiare di questi strani doni. E’ un frutto!”, replica la suora. La pianta dell’anacardo produce dei piccoli tesori, non c’è solo la noce succulenta da tostare e sgranocchiare, attaccata ad essa si trova il peperino giallo in questione. Lo si lava, gli si taglia la punta e ci si prepara a mordere un sapore davvero esotico!

Il succo che copioso gli sgorga dalle fibre ricorda vagamente il sapore dell’ananas, se non fosse per un peculiare retrogusto di arachide dal tocco salato sul finale.
E’ davvero rinfrescante e curioso. Stimola e risveglia a vita nuova il mio palato, che goloso, ricade in tentazione per una seconda e poi una terza volta.
Verso fine mese ne avremo in quantità, ci sarà da aiutare anche per la tostatura, mi offro volontario con la speranza di potere sgranocchiare qualche manciata di anacardi a ufo.

Dopo pranzo, vedendo Godyene sommersa dalle pentole, mi offro per aiutarla: lei lava io asciugo, proprio come a casa in Italia, solo che a differenza di qui, mia madre deve prima imbufalirsi e richiamare all’ordine i maschi in circolazione. Con Godyene la creazione della catena di montaggio è più semplice.

Claris nel mentre ha bisogno di aiuto, le serve una chiavetta usb e il mio portatile.
Mi dirigo alla maison verso le 15. Si tratta di copiare i file presenti sul dvd esplicativo riguardante il funzionamento della nuova macchina da cucire, su flash drive.
Il DVD è in un formato astruso mai visto prima, Media Player non lo legge e io non ho alcun WIFI a disposizione per scaricare qualcosa di apposito.

Ci rinuncio. “Grazie per non essermi stato utile!”, “non c’è di che, quando vuoi!”. Sono ormai le 16.20 e alle 17 c’è in programma la novena. Nicole tiene molto al fatto che tutti siano presenti.

Aiuto le ragazze con i piatti, ormai ci ho preso la mano. O meglio, mi siedo sul tavolo della cucina e chiacchiero mentre loro sbrigano le faccende. E’ inutile che commentiate sulla mia pigrizia. Che io sia lazzaro non è una novità, inoltre pur avendo insistito un paio di volte, non c’è stato verso di farmi faticare. Che volete che vi dica, l’universo complotta perché io mi preservi dal lavoro e dalle vicissitudini. Mica è colpa mia!

Tagliando le mie patetiche teorie esistenziali, alle 17 ci si mette tutti in marcia verso la cappellina sul promontorio. Siamo un bel gruppo, persino Manassè che è protestante non ha potuto sottrarsi agli ordini del Boss (Nicole). A differenza di noi cattolici, i protestanti, mi spiega il mio caro amico altissimo, non venerano Dio all’interno di luoghi o icone, bensì lo ricercano spiritualmente. Sto pensando seriamente di fondare una religione tutta mia, basandomi soltanto sui lati positivi di quelle già esistenti. Questo mi riporta ai miei sogni megalomani di quando ero piccino.

Vi ho mai detto che a 4 anni inventai un modo per essere immortale?
No, non è impossibile! Vi spiego. Prendendo spunto da uno dei soggetti più popolari del mondo, da piccolo pensavo di scrivere una brutta copia del vangelo con all’interno me come protagonista. Dopodiché sarebbe bastato sigillarlo in un contenitore a pressione ultra resistente. Infine, dopo aver noleggiato delle talpe scavatrici (potentissime), lo avrei seppellito a decine di migliaia di metri di profondità. A distanza di millenni, riemergendo avrebbe portato alla luce la storia del grande Valeryo!

Chissà, forse avrei dovuto iniziare un percorso con degli psicologi in tenera età. Devo ancora capire se sono un genio o un cretino. Temo la seconda.

Invito Manassè a continuare la nostra discussione sulla veranda, ma deve lavorare, c’è da imballare l’artemisia. “Posso aiutarvi?” chiedo con occhi sognanti e speranzosi. Incredulo, non capendo come e da dove possa nascere la mia insana voglia di darmi da fare, acconsente. Io, Moses, Edith, Michael e Manassè ci dividiamo i compiti. Moses con me è addetto al riempimento dei sacchetti di plastica. Manassè confinato a sigillarli sottovuoto. Michael assegnato al dipartimento adesivi e imballaggi. Edith reparto intrattenimento (canta e balla per noi).

Parliamo di musica, riflettiamo su quanto sia sciocco preoccuparsi dell’aspetto e del look dei cantanti, anzichè far
caso alle parole e alle melodie nate dal loro operato. Manassè, che l’internet lo frequenta poco (essendo un bene costoso), non ha molte occasioni per perdersi nei meandri del Gossip, delle marchette o dell’alta moda della ribalta. Se gli capita un cd in mano dà un’occhiata ai volti, ma è la musica che conta.

Ad esempio ha scoperto da poco un pezzo che gli piace molto, a detta sua,
non più vecchio di 4 o 5 anni. Gli chiedo di intonarlo. Fa tipo così: “WE WILL WE WILL ROCK YOU, ROCK YOU!”. L’ingenuità del mio amico non mi risulta motivo di scherno, bensì appare la riprova del suo buon gusto. Intavoliamo un discorso sul grande Freddy Mercury, Brian May saltando a piedi pari nel ritornello di
“WHO WANTS TO LIVE FOREVAAAAR!”, mi gioco qualche mega e mostro loro le facce dei musici in questione, spiegando che si tratta di un pezzo rodato per benino.

E’ la prima volta che assistono ad un live dei Queen.
Il modo di vestire del front-man li lascia di stucco.
Forse è presto per mostrar loro le bizzarrie del nostro mondo. Ci sono già abbastanza guai da queste parti, non sarò io ad inquinarli con i paradossi e gli estremismi dell’occidente. Finché si parla dei Queen tutto bene eh, ma meglio non naufragare, sono ancora molto giovani e impreparati all’immenso tutto del pianeta occidentale.

“Ma è pazzo?” domanda Edith. Manassè ha già capito: “no, è proprio una star!“. Moses invece, amante della trap afro, non ci degna di uno sguardo e continua a leggere il copione. Ah giusto, mi sono offerto di recitare una parte in chiesa domenica mattina. Essendo uscito dai miei trip megalomaniaci ho lasciato la parte di Dio a Moses, sia per via del suo nome più indicato a ruoli importanti, che per via della sua vociona profonda. Non vi anticipo nulla se non che, credo sinceramente, ci sarà da ridere! (E che forse padre Alois mi scomunicherà; recito il ruolo dell’uomo
costretto dal Signore a sposare una prostituta, ho detto tutto!).

Lavorare con gli amici, discutendo di rock and roll e del modo in cui produttori, esperti di comunicazione e case discografiche hanno inaridito e prostituito (stando in tema) la dea delle 7 note, rende il tutto più scorrevole. “Ma non si rendono conto che così cambiano anche la società in cui viviamo, sempre pronta a seguire i propri idoli?”.
Gli interventi di questi ragazzi sono incredibilmente brillanti. Hanno tutto il mio appoggio!

Ripenso a ciò che Manassè mi ha spiegato riguardo al punto di vista protestante sull’idolatria. Non dico di aver considerato la conversione, ma di certo penso sarebbe bello se, prendendo spunto, mi sforzassi ad usare la mia testa per discernere ciò che mi piace da ciò che mi disgusta.

Primo appunto per i comandamenti del mio futuro culto personalizzato. Non sarebbe male afferrare il timone e condurre la barca per conto mio.