1 febbraio – L’indipendenza di paccare

Con la zanzariera a contornare il mio Boudoir ho potuto trascorrere una nottata davvero piacevole. Dormire 7 ore come un sasso ti da una certa grinta.

Sono talmente energico che nutro spontaneamente il desiderio di farmi un caffè. Apro il gas, rischio di ustionarmi con un fiammifero e poggio la macchinetta sul fornello che…è TROPPO piccolo. Nel senso, i sostegni di metallo su cui in genere poggiamo le pentole sono più larghi del fondo della macchinetta, il quale quindi resta poggiato a contatto diretto con il fornello.

Inizio a pensare, in quanto CODARDO, a strani possibili ritorni di fiamma. Guardo il tubo del gas. Scorro lentamente
lo scanner visivo lungo tutto il cilindro gommato, giungo finalmente alla valvola a farfalla attaccata alla bombola. Mentre inizio a sudare freddo un odore come dire…sospetto richiama i miei sensi. La fiammella da sotto al sedere della moca sporge fino al manico di plastica nera.

Non solo quindi potrei saltare per aria, caso mai sopravvivessi, dovrei anche sbattermi per trovare la maniera di versare il benedetto caffè. Mi sta passando la voglia. Abbasso la fiamma. Il gorgoglio
vaporoso della macchinetta restituisce vigore alle mie sinapsi, mi piazzo in veranda per correggere le prossime uscite del blog.

Qualcuno da lassù deve aver scoccato un dardo impegnativo perché, su due piedi, mi sovviene un’idea: potrei lavorare, ad esempio! GENIO!

Beh anche il blog è lavoro eh… però chissà, un messaggio a Marcelin posso pure mandarlo, abita a tre passi da me ma, d’altra parte, la tecnologia è stata inventata per un motivo.
Sorprendentemente il mio latitante vicino risponde con prontezza, può venire anche adesso.
Guardo la tazza: non ho ancora iniziato a bere…facciamo tra un’oretta va! 9.30 mi sembra decoroso, non è che siccome siamo in Africa il rituale del caffè mattutino smette di essere sacro, chiariamoci! Una volta tanto che lo faccio poi, a maggior ragione!

Marcelin è puntuale, da bravo ospite, in astinenza di oro nero, ho messo su un’altra moca: porto zucchero, arachidi, frutta e biscotti in tavola.
Il suo computer, pur essendo di marca occidentale, impiega 15 minuti ad accendersi. Chissà perchè non sono sorpreso. A dir il vero non posso lamentarmi, il mio compare conosce molto bene e a fondo tutte le dinamiche necessarie per poter scrivere la bozza di un progetto per lo sviluppo della piscicoltura nel centro.

Visioniamo le vasche, discutiamo sulla migliore posizione in cui installare un pozzo e un impianto idraulico atto all’irrigazione, dibattiamo sull’importanza di formare uomini competenti e affidabili capaci di badare al lavoro anche in assenza delle figure di riferimento.

Tra una cosa e l’altra si fanno le 11.30. Godyene è occupata, Soumaya e Noa non stanno troppo bene e lei non chiude occhio da due giorni. Verrà Nicole a farmi il pranzo. No, scusa, un momento!
Ci mancherebbe dai, mi vergognerei ad arrivare a tanto. Oggi mi gestisco in autonomia, anzi, quando ho fatto vi mando una bella foto della mia creazione.

Suor Nicole mi chiama, ha un’urgenza. Mi precipito a casa di Godyene dove la suora mi attende insieme ai miei adorati pasticcini. Noa mi guarda. “Allora Ciccio, come stai?”. 18 mesi, 0 lezioni, parla già molto meglio l’italiano di quanto io non parli francese, replica: “Ciccio!“. Do di matto.

Esatto. Sono uno di quelli che esalta i bambini per ogni minima prestazione manco avessero scoperto la natura della materia oscura. Così l’esclamazione del cucciolo d’uomo mi pare una specie di miracolo. Non contento, essendo in cerca di infarti facili, rivolgo gli occhi verso Soumaya. Ha un completino blu con piccoli cuoricini bianchi.
La mia vista le provoca un sorriso capace di inebetire qualsiasi essere umano dotato di umanità. Urlo: “pasticcino!” di rimando la piccina “pasticcino!” fuori campo Noa “Pasticcino, Valeo, pasticcino!”

Basta: me li porto a casa, li adotto, ho deciso! Ah già, a 28 anni non ce l’ho ancora una casa, tantomeno un lavoro.
Sarebbe bello aprire un dibattito sulle problematiche dei giovani in Italia e nel Mondo ma… è presto, mi restano ancora quasi 8 mesi di servizio civile.
Posticipo la tristezza cosmica dovuta all’argomento a quando atterrerò in Italia. Dover risolvere i problemi all’ultimo secondo… un mio grande classico.
In genere poi di trovare soluzioni proprio non se ne parla, ma va beh, quisquilie.

Dopo 10 minuti, mentre faccio volare per aria i miei pupilli ricordo che Nicole mi ha chiamato per una questione urgente. La regola del ritardo perenne vale anche in caso di emergenza? Dipende. Oggi mi è andata bene. Ha bisogno che io faccia per lei delle commissioni in città, l’autista arriverà per le 15.30. Sono le 12:
3 ore e mezza per cucinarmi due spaghetti dovrebbero bastare!

Normalmente, penserete voi, ci vuole molto meno. Certo, avete ragione, peccato che qui il concetto di normale diventi ancora più relativo. Preparare la legna per il fuoco quando si deve cucinare per molti è la normalità. Io sono più fortunato, nel senso che ho altri problemi da gestire, pur sempre “minori”.
Dunque, non ho acqua in casa e mi sono dimenticato di riempire il filtro. Devo farne bollire una pentola, questa è la procedura se voglio evitarmi tifo, colera e robine simili.

Vado al pozzo con un secchio, lancio, Godyene fa giusto in tempo a vedere il mio magro risultato, ritenta al posto mio ovviamente, con successo, tiro su la preziosa mercanzia e rientro. Verso l’acqua dal secchio nella pentola. Attendo che bolla. Nel mentre dovrei lavare i pomodori. Oggi spaghetti all’italiana, viva la libertà.

Seee proprio. Io le pulirei anche le verdure ma dal rubinetto non esce niente. Faccio un’operazione un po’ eretica. Spelo i pomodori, se li dovessi servire in un ristorante stellato darei qualche nome sofisticato da marketing tipo: spaghetti con sugo di pelati a coltello. Una roba così. Sbuccio aglio, cipolla, di conseguenza anche i pomodori.
Verso un po’ d’olio nella pentolina e metto a soffriggere gli ingredienti un po’ per volta.

Nella mia dispensuccia parrebbe esserci anche una foglia di basilico essiccata. Ce la butto dentro, vai di tricolore. Il pentolone è pronto, una parte di liquido lo verso nella marmitta per gli spaghetti, l’altra mi tocca lasciarla raffreddare.

Insomma ho dovuto eseguire certi numeri con presine improvvisate prima di potermi accomodare al desco.
Il risultato, devo ammettere, mi provoca un certo autocompiacimento. Mando una foto su WhatsApp a mia madre che commenta: “cos’è quella roba là? Sembra cibo italiano”.
Rifaccio la foto, son troppo belli per non essere capiti. “Ah, ma non credevo ci fossero in Africa!”. Vedete amici cosa succede a non viaggiare mai? Tenetelo a mente quando avrete voglia di lanciare per aria stereotipi riguardante posti o luoghi in cui non avete mai messo piede.

Io sto ingrassando nel quarto mondo dove, sulla carta, “si muore di fame”. Sempre meglio appurare di persona, fidatevi di uno scemo.
Spazzolo i miei 350gr di patria su piatto (altro nome da Stella Michelin) e lavo le stoviglie con la mia comodissima… buona lena, olio di gomito e una spugnetta ridicola. Mohamed è puntuale. Mi rimprovera, se non è lui a telefonarmi io non ricambio mai le sue premure.

Tanto per essere chiari, è capitato che Mohamed in 3 o 4 occasioni sperperasse il suo prezioso credito per disturbarmi più o meno così: “ciao amico mio (ma chi te conosce!
Persino io che sono amico di tutti faccio fatica) aspetta eh mi ricordo la parola, a sì: DONNA! Yeee hai visto (veramente siamo al telefono, non ho visto una bega) che mi ricordo?” “Sì, ho SENTITO, BRAVO, le parole importanti tu non le dimentichi eh, la sai lunga…”. Ride e mi aggancia.

Ma sì, scemo io che non lo chiamo mai. Come posso non averne sentito affatto la mancanza del resto? Ci mancherebbe. Spiego che pago già molto per il trafficointernet e che quindi economizzo sulle telefonate.

Il che è anche vero! “Un bianco che risparmia… non c’è più religione!” avrà pensato qualcosa di simile a giudicare dall’espressione orripilata.

Salgo in macchina. Il mio cappello di paglia è più ganzo da quando gli ho infilato dentro una foglia di mango, come un bandito uscito da un episodio di Lucky Luke, per nulla credibile. E’ un teorema ben rodato quelle per cui, quando non ci conosce nessuno e siamo in vacanza, possiamo fare un po’ come ci pare, ovvero essere noi stessi fino in fondo per un paio di settimane all’anno. Peccato che qui mi conoscano tutti e io debba lavorare. Se avessi scelto di essere me stesso sempre e non solo durante le ferie? Uuuh la tocco piano… meglio pensare ad altro.

Squilla il telefono del mio AMICONE! E’ la sua ragazza. Lo capisco dal “mi sei mancata molto, ma sono arrabbiato, ma mi manchi!”. Il tipico sproloquio dell’innamorato che gli antichi greci avevano incanalato nel duale, andando oltre al concetto di singolare e plurale, ovvero trovando un modo di comunicare in cui il linguaggio
simbolico sfiora il delirio di cui l’unico pregio, a detta di Freud, è di essere breve. Cosa ben diversa è l’amore.

Mohamed me la passa. “Ciao sono Valeryo, sono italiano, sono qui da poco, amo l’Africa e mi piace tanto la gente di Marza”. Lei risponde ma non capisco assolutamente nulla, in fondo chissene!
“Piacere mio eh, ciao!”. Frida, questo è il suo nome, abita a 150 km da Ngaoundere ed è convinta che parlare male spagnolo ad un italiano attraverso un telefono cinese sia il modo migliore per farsi comprendere. Meglio che continui con il dialogo amoroso. L’autista si sente messo da parte, viene sempre dopo le altre sue preoccupazioni,
ad esempio lei ha terminato il credito nel telefono e lui gli ha inviato il denaro necessario per la ricarica. Da giovedì la ragazza lo ha tenuto sulle spine chiamandolo SOLTANTO oggi, dopo 4 giorni!

Che poi cosa mai avranno da dirsi due persone che non si sentono per così poco. Boh, sono ancora piccolo per queste cose.
“Eh così vorresti essere messo al primo posto ma arrivi sempre dopo, ti piacerebbe che lei avesse la stessa attenzione che tu le dimostri?”.
“Effettivamente è così!”. Se vabbeh. “Quanti anni ha Frida?”. La ragazza sta finendo il liceo. Mohamed andrà per i 40. “Forse deve maturare un po’ eh, se la ami ti tocca attendere che cresca !”. O forse è lui a dover fare qualche progresso? Non sta a me giudicare.

Finita la prima commissione mi chiede se mi spiace allungare un po’ il tragitto: ha promesso ad una donna rimasta in panne di aiutarla andando a recuperarle i figli a scuola, o qualcosa di simile.
Due bambini e una bimba un po’ più grande salgono sui sedili posteriori, abitano in case diverse, non ho capito quanti genitori deve aiutare il nostro rubacuori.
E’ una buona scusa per visitare qualche quartiere ancora nuovo ai miei occhi.

Effettuate le “consegne” ritorniamo sui nostri passi, ovvero svolgere ciò che Nicole ci ha chiesto. Non mi dispiace  vagare in giro per la città accompagnato dal conducente; mi fa sentire certamente in estremo pericolo, ma anche molto più libero. In fondo sono qui da più di 40 giorni: non dico che è tempo di comprarmi una moto, ma almeno di ampliare un po’ il raggio d’azione! Rientriamo dalla scampagnata alle 17.30. Giorni che passano alla velocità della luce, senza fare chissà quale incredibile impresa.

Ho come la sensazione di essermi dimenticato qualcos… LA LEZIONE DI FRANCESE!!! Ma dai, che bigolo! Ieri son stato tutto il giorno insieme alla sua famiglia e oggi ho fatto venire a piedi Jojo fino a casa senza avvertirlo. Ho perso completamente il senso del tempo e non l’ho degnato nemmeno di un messaggio.
Gli avevo promesso che non sarebbe più capitato. Lo chiamo.

Non ho credito. Ma no! Sono un cretino.
Domani cercherò di fare ammenda prostrandomi nel giardino delle elementari. MINIMO!

18.30 non posso stare troppo tempo senza importunare le mie adorate fanciulle e così mi catapulto alla maison per la solita preghiera. Vengo invitato a sorseggiare un buon bicchiere di artemisia. Cioè dopo il rosario ho detto ad alta voce di aver voglia di un infuso e loro si son messe subito a prepararlo invitandomi a sedere per essere servito. Mai dire le robe ad alta voce se poi ti senti in colpa! Seconda cappellata in 2 ore. Viaggio su una media da paura,
in qualcosa sono bravo anche io, è una consolazione.

Alcune, mentre soffio sul bordo del bicchiere bollente, si mettono a studiare. Matematica: una delle materie in cui sono meno ferrato in assoluto!
Ci vuole Mattia, ho capito. Mattia è un mio carissimo amico (non come Mohamed) decisamente brillante in fatto di numeri che nella vita vera lavora per una delle banche più importanti del mondo, mentre nel mio pianeta, mi aiuta con l’enigmistica e giochini per bambini sotto ai 2 anni che io puntualmente non riesco a risolvere.

Ecco che, come sempre, angelicamente accorre per calcolare la moda e la probabilità all’interno di un quesito facile facile… che però non ci viene.
L’interessata è sorpresa di assistere ad un pronto intervento così rapido. Mattia sa quanto il mondo sia difficile per quelli come me, potrebbero darmi il resto sbagliato dal fornaio senza che me ne accorga, ho bisogno di protezione capite?

A modo mio, sono riuscito a far finire i compiti alle donzelle, domani scopriremo se i nostri risultati sono corretti. Non che dubiti del mio socio, ma potrei aver
applicato male i suoi consigli, PROBABILONE!
Meglio aspettare prima di credere di aver fatto qualcosa di giusto.

Ps. Soluzioni agli indovinelli:
– la bocca
– l’uomo
– la porta
– la pianta… del piede

Vi avevo detto di non aspettarvi gran che, eravate stati avvertiti!