27 febbraio – Oh, ma birretta?

Ci siamo alzati con un solo proposito: andare a trovare madame Beatrice per informarla dell’interazione del Cumse di aiutarla a costruire la casa per lei e la sua famiglia. Direzione Mayamì, dopo il caffè chiaramente.
Ci accolgono con la usuale ospitalità africana, sediamo all’ombra di un mango e riflettiamo sulle opere prioritarie da effettuare. Servono sacchi di cemento per innalzare le pareti ed installare la base per la tettoia. Bene allora cominciamo a comprare quelli e avanziamo con i lavori.

Anche Stefania è con noi oggi, non so per quale motivo ma Christian lo ha portato con se. Svegliarlo è stato difficile, aveva una faccia spossata e stanca, sembrava proprio reduce se non da una notte di lavoro, almeno da una mega festa. Si è vestito in quattro e quattr’otto ed montato sul sedile posteriore. Non ha detto una parola. Christian vuole provare a scoprire un nuovo quartiere e ci scarrozza in giro verso una delle due parrocchie dei preti milanesi presenti a Garoua. Sarebbe bello osannare insieme il caro tricolore ma… del padre neanche l’ombra. Procediamo con la scoperta della nuova ala della città. Costruzioni e cantieri di grandi case ovunque, l’economia del paese è in crescita, proporzionalmente al cemento, purtroppo. Rientrati a casa, nonostante la scarsa loquacità del nostro ospite, gli offro di pranzare con noi. “Arrivo” dice. Non ho capito bene se abbia accettato o meno. Christian chiede di non aspettarlo, vuole pranzare a casa perché ha promesso ai suoi piccoli che li avrebbe portati al parco.

Ma quindi per quanti apparecchio? Alle 13, miracolosamente Marlise è pronta, grido: “Stefaniaaaaa! Stefaniaaaa è pronto in tavola!”. Del nostro guardiano neanche l’ombra. Oggi abbiamo carne di bue al sugo con contorno di patate… sono quasi contento di non avere estranei introno, più cibo per il sottoscritto. “Questo cibo è ottimo con le nostre temperature!”. Lì per lì non comprendo. È una specie di bollito caldissimo e siamo nel deserto… forse intende che è perfetto dal punto di vista nutrizionale perché molto ricco di proteine e carboidrati. Si alza per prendere un fazzoletto, deve asciugarsi il sudore dal viso. Ok, intendeva sicuramente quello. Immancabile la meravigliosa insalata, accompagnata dalla sua speciale vinagrette, ad oggi imbattuta! La sua salsa non teme confronti con quelle gustate in qualunque altro posto finora. Il contrasto tra il bollore del primo e la freschezza croccante del contorno aprono al nostro palato mondi nuovi ed inesplorati. La lingua riprende a respirare, i pori della fronte lentamente si restringono, prima o poi anche la mia t-shirt tornerà asciutta. Il pranzo scorre lento e io mi faccio sommergere dal fiume di parole che la mia amica è capace di pronunciare.

La logorrea di Marlise è veramente fenomenale, lei parla anche quando rispondi, anche dopo che ti ha fatto una domanda, anche mentre dici qualcosa che le interessa. Ininterrottamente, coprendo ogni avversione. Gesti delle mani, richieste di attenzione, a nulla servono davanti al suo linguaggio rapido e spigliato. Di cosa dialoga tanto animatamente? Ma è chiaro, continua a prendermi in giro da ieri per quella mia mezza idea di acquistare un macete da portarmi dietro a mo di spada contro i cattivoni della notte! Il solo pensiero la fa sbellicare… e va beh, al ruolo di zimbello sono ormai avvezzo. Come tutti i dischi, capita anche ai migliori di incepparsi, quello è il momento di agire, appena le scappa un termine e si arresta un paio di secondi a pensarci, ecco: è l’instante di cui avvalersi per ribattere, ammesso che tu ne abbia ancora le forze. Marlise è davvero potentissima. Potrebbe sconfiggere il maestro Yoda, ma riflettendoci, è talmente tosta che la darei vincente anche in un dibattito per le presidenziali contro un qualsiasi repubblicano, Trump incluso. Avremo finito di mangiare alle 15 e sono già le 17. Lei mostra i primi segni di cedimento dopo una settimana combattuta con la medesima grinta di Mohamed Ali nei suoi tempi migliori. Non ce la fa ad andare alla novena. “Siediti va, riposati un po’!” Le ordino in tono imperativo. Le spiego che la mia sola debolezza è il cibo, che invidio molto la sua compostezza e la sua capacità di non sentire la fame e che vorrei prendere esempio. Negli anni sono migliorato ma ho ancora i miei momenti di ira funesta quando lo stomaco si ribella al vuoto gastrico che ha dentro. Di tutta risposta vengo a sapere che la sua vera passione è la frutta (in effetti avrei dovuto dedurlo dopo averla vista ingerire quasi un’intera anguria da sola!). “Aspetta ti prendo quella in frigo, mangia!”. Dividiamo un paio di fette di pomelo saporito, leggermente zuccherato, quanto basta per non nausearmi. Sento bella musica venire dal bar di fronte, va avanti da ore. “Ma cosa dici se andiamo a berci una birretta?”. Se voglio posso berla io, lei non è per gli alcolici, si accontenterebbe di un succo di “Malta” una bevanda bizzarra che produce la Guinness e che io mai ho provato nella vita. Mi cambio, basta attraversare la strada, una comodità che potrebbe rivelarsi deleteria per uno spirito debole e facile alle inclinazioni viziose. Per ora non è il nostro caso. Il locale si chiama “evasione”, coincidenze? Non penso proprio. Una bella Isenbeck ghiacciata è quello che ci vuole per digerire il bue delle 14. Mandiamo un messaggio vocale al presidente, con lo scopo di tentarlo a mollare tutto e raggiungerci per il secondo giro. È leggermente fuori mano, vorrà dire che sarà per la prossima volta. La “Malta” ridona spirito all’umore stanco di Marlise che, con piglio vivace, riprende a parlare di tutto. Mi incuriosisce la storia del Marabù, lo stregone del villaggio. Molte donne si rivolgono a lui per utilizzare pozioni e filtri al fine di conquistare e incatenate il cuore dell’amato al loro. Non ho paura di queste credenze pagane, la mia interlocutrice, invece, ne discute con toni piuttosto accesi e preoccupati, non si scherza con i Marabù, meglio non averci mai a che fare, certe donne diaboliche sono capaci di tutto.

L’Africa può indurti ad essere misogino per alcuni istanti, un altro aspetto sorprendente che mai avrei considerato. Vorrei parlare con uno sciamano, per intervistarlo, scriverne la storia, gli usi, gli incantesimi. Al solo sentire la mia idea Marlise inorridisce, non se ne parla, non è gente per bene, meglio tenerseli lontani. Non mi ha convinto ma farò finta di assecondarla (tradotto: domani chiedo a Chri di presentarmene uno). Ma prima ho un altro impegno da smarcare! Non vi ho detto che ieri sera ho promesso a “Junior” di andare a messa con lui alle 6 per poi fare un paio di tiri a basket verso le 7.30 col favore della frescura mattutina. Junior è il figlio adottivo del dottor Alberto. Ha la faccia di un bimbo cicciotto di 12 anni e il corpo di un uomo di 1 metro e 70 per 100 kg. La sua voce è dolce e posata, in sostanza somiglia ad un grosso e tenero orsacchiotto di peluche. Pensavo avesse 16 anni, ne ha 24 e studia medicina. Mi sta simpatico Junior, ha l’aria di essere uno di quei ragazzi che riescono a non mutare nemmeno di una virgola il proprio carattere e la propria natura nonostante i tentativi e le storpiature malvagie della nostra società in cui fenomeni come violenza, discriminazione e bullismo sono più vivi che mai, non solo nelle strade di città, ma, ahinoi, soprattutto tra i corridoi scolastici. È gentile, buono, calmo e con quel suo tono dolce sembra aver interrotto la sua maturazione in età adolescenziale. Ha protetto il fanciullo che era in lui approdando all’università integro, malgrado i probabili 2 di picche e la scarsa popolarità. Mi ricorda qualcuno che conosco bene! Sono stato io, proprio perché mosso dalla curiosità di conoscerlo meglio, a proporgli la pallacanestro. Quando ha accennato di andare dopo la messa delle 6, ormai ero già fregato e senza via d’uscita. Potevo replicare solo: “sì certo, buona idea, perfetto!”. E così mi sveglierò tra meno di 6 ore… dannazione!