30 gennaio – La mia porta è sempre aperta

Toc Toc… Mi è sembrato di sentire qualcuno chiamarmi.

Non ne sono sicuro, stavo cantando durante la vestizione, procedura obbligatoria per rendermi presentabile nel rispetto dell’ordine pubblico e del buon costume.
Toc Toc… che strano, ho percepito ancora la stessa sensazione. Stavo fischiettando mentre mi abbottonavo la camicia. Me lo sarò immaginato.Toc Toc! Cià va, mi avete convinto, vengo a vedere se c’è davvero qualcuno alla porta. Ed è meglio per voi che…

“Manassè! Che ci fai qui?”. Si scusa per il disturbo, ha un piede fasciato. Guardo meglio, tra le mani ha un letto. Difficile non notarlo in effetti. Deve fare cambio con quello che ho nella stanza degli ospiti. Il suo e un singolo, in casa c’è un matrimoniale. Oltre al mio ovviamente. Quale deve prendere? E’ certo di aver sentito suor Nicole riferirsi al “letto di Valeryo“. Ah, mi sembra strano, per me no problem. E’ proprio sicuro? No. Va a chiedere. Passano cinque minuti e ritorna con Michael.

Non ha bisogno del mio letto ma di quello dell’altra stanza. A dir il vero suor Nicole si è arrabbiata molto nel sentire la sua domanda. Me la immagino.
“Vorreste mica togliergli il letto, Valeryo è un rappresentante del governo italiano! VI sembra sensato?” Povero Manssè, è parecchio abbattuto per la strapazzata.
Gli offro qualcosa da mangiare ma non ha fame. Effettuiamo lo scambio e poi, l’adorabile spilungone afferra il mobile da solo. Crack!

Per poco non staccava una delle traverse laterali. Guarda in basso e sospira sconsolato. In fronte gli appare una di quelle scritte al led tanto di moda sui dirigibili degli anni 70′: “non ne faccio una giusta!”. Consolo il mio amico, calatosi nelle vesti di Charlie Brown. “Tranquillo, rilassati, niente di grave!”. Di tutta risposta si mette il matrimoniale sulla testa per autoinfliggersi una punizione adeguata e comincia a scarpinare per la salita.

La consegna è da effettuarsi alle ragazze. Claris ci spalanca il portone. Nel visitare le stanze scopro che uno dei letti da me fabbricati già dondola, che amarezza cosmica! Nel mentre le donzelle ne hanno scassato un altro. In settimana Etienne (e forse anche io) dovrà darsi da fare per ripararlo alla buona. Un lavoretto da poco.

Congedatomi dall’allegra brigata, rotolo verso la casa dei ragazzi. Uma, Elizabeth, Ornella e Miriam stanno selezionando i fagioli per il pranzo. Alois è mogio mogio, seduto in un angolino con il suo piccolo piattino tra le mani. Non sembra avere alcuna voglia di ridere. “Lui è così, mi spiega Ornella, va a giornate!” Benvenuto nel club fratellino! Ti capisco. Lo prendo in braccio ma non pare risollevarsi. Mi prende per un dito e mi trascina in stanza.

Michelle è sul letto intento a cucirsi i calzoni (8 anni scarsi), Uma lo osserva e lo aiuta, Baue è seduto in un angolo. Non so cosa fare per rallegrarli. Hey un momento? Sbaglio o sono nato pagliaccio? Mi metto a fare piegamenti in mezzo alla stanza tentando con le mie espressioni da pre-ernia, di suscitare qualche reazione. Sono talmente gentili che, invece di prendermi per i fondelli, si gasano e iniziano a fare ginnastica con me. Anche Elizabeth, Edith, Ornella fanno capolino nella stanza. Alois finalmente tira fuori un sorriso. Vuole giocare a pallone.

Gli prometto che domani andremo. In quell’istante mi ricordo che nel pomeriggio di domenica sono invitato a casa della famiglia del maestro Joseph. Ma noooo non sarò mica uno di quegli adulti che non mantiene le promesse! No, dai adulto neanche per sbaglio, al peggio ragazzino, farò di tutto per cercare di inventarmi qualcosa.

Intanto sbuca fuori un tappo di bottiglia arancione. Siamo rimasti solo noi maschietti nella minuscola cameretta.
Le fanciulle hanno ripreso ad occuparsi della legna per il fuoco e dei legumi. Alois tira un calcio. Il pezzettino di plastica arancione diventa una palla. Baue si alza dal suo angolino e comincia a corrergli dietro. Michelle si unisce alla mischia. Esigo che mi si passi la palla, voglio giocare anche io! “A Valeryo, a Valeryo, passagli la palla!” grida Michelle. Il pavimento di cemento colato si allarga sotto ai nostri piedi. Inizia pian piano ad assumere quel bel colore verde speranza tanto acceso da infastidire gli occhi quando guardiamo le partite dei professionisti.

L’ingresso si trasforma in una porta. I piedini di Alois ora possono tentare di eseguire qualcosa di gran lunga più emozionante di un semplice calcio ad un tappo di bottiglia. Allunga la gambetta ossuta all’indietro, scarica il destro…a vuoto. Riprova. La voce di Bruno Pizzul fuori campo vibra tra le sottili pareti di terra: “Ed è GOAL signori telespettatori! E’ goal per gli azzurri! Bruno Pizzul con voi!”. Braccia al soffitto, che per noi è un cielo illuminato da decine di fari potentissimi. Scivolata di potenza sulle ginocchia, come Jack Black insegna ad ogni adolescente dai gusti musicali decenti.

Ornella rientra in scena. AIA! Proprio come quando mia madre mi sorprendeva in camera a combinare qualcosa di estremamente proibito tipo: costruire una torre di lego di un metro per il gusto di farla sfracellare a terra. Quello sguardo lì in stile: “e adesso chi mette a posto?”
E’ lo stesso sguardo di Ornella. Bisogna piegare i vestiti, fare i letti, pulire la stanza. Per fortuna anche se sono piccolo ho un grande corpo utilissimo per squagliarmela quando si tratta di lavorare. “Allora ci vediamo dopo eh!“. Fiuuum, giù per la discesa. C’è Michael che lava i panni.


Finalmente ho capito il criterio per trattare la biancheria. Dopo aver insaponato i capi, li si sbatte per bene sulla pietra del grande lavabo, magari aiutandosi con una spazzola, di modo da far uscire bene tutto il sapone. Questo Godyene mica me lo aveva spiegato. Sarà che questi usi sono un po’ come gli ingredienti segreti degli chef. Tutti coloro che li conoscono badano a custodirli gelosamente.

Qualche schizzo d’acqua sporca mi arriva ad altezza inguine. Massì, no problem, sembra solo che io me la sia fatta addosso, che vuoi che sia. (Speriamo solo di non incontrare suor Nicole conciato così!) Sono le 11 ed ho già fame.

Godyene è la mia coperta di Linus. Sta già operando in cucina. Scoperchio un piatto: insalata di avocado.
Lo ammetto. Dopo aver preso per il deretano mezzo mondo con sta storia di quanto sia buono l’avocado, #avolife, #avotoast ecc. Mi sono convertito.
O meglio. Non penso che sia qualcosa di speciale, a meno che non venga servito con un pizzico di sale, goccettino d’olio e cipolla rossa fresca. Non resisto.Riecheggia ancora Bruno Pizzul tra le sinapsi dei pochi neuroni rimastimi: “Eccezionale amici!”

Pranzo alle 11. Indecoroso lo so. Scusate. In compenso ho più tempo per pensare e riposarmi. Non odiatemi.
Alle 15.30 sento un rumore. Toc Toc… Bah sarà qualche corvo che mi è volato sul tetto. La tettoia di casa, pur essendo in metallo è molto leggera, basta una lucertola (che qui pesa 500gr) o una gazza per far rimbombare il controsoffitto di legno leggerissimo.


Toc Toc… Certo che i pennuti oggi sono proprio imbizzarriti. Toc Toc… va beh andiamo a vedere se bussa qualcu… Matacon, fratello! Sono contento di vederti!”. Il piccolo come di consueto, se ne sta seduto mogio mogio sul gradino senza dire nulla. Non capisco come mai non mi guardi mai in viso quando gli parlo, ha forse paura di me? Ride! Certo, figuriamoci! Dimenticavo di essere io il codardo qui.E’ stata una settimana dura per lui, ha saltato la scuola, non si sentiva bene. Ora si è ripreso, nonostante si trascini ancora un po’ di tosse.

COVIDDI? Bah qui pare non esista. Mi auguro vivamente continui così. Manassè si unisce alla crew dello scalino. Vuole un bicchiere d’acqua. Il cucciolo invece gradirebbe delle banane e un po’ di artemisia. Magari anche dello zucchero. Io la bevo amara non lo offro mai, me lo dimentico sempre, mi scuso e gli porgo qualche zolletta.
Manassè si rivolge al ragazzetto, mi incuriosisce il fatto che lo chiami con un altro nome. ETO’. Ma allora sei un bomber anche tu… dillo subito no?

Ci sono vari soprannomi che tra loro i ragazzi si sono dati. Ad esempio Alois per gli “amici” è IL DIABLO (data la sua scarsa propensione a collaborare), Noa è IL BANDITO (per evidenti motivi: senza braghe mi rincorre lanciandomi sassi addosso a 18 mesi di vita), Michelle invece è il CONTEMPLATORE, sempre intento a riflettere ed estraniarsi dal mondo. Grande Michelle. Matacon è Eto’ ma ancora non so perché. Le uniche parole che pronuncia sono “niente” e “grazie”.
Vuole qualcosa? Niente. Posso fare qualcosa per lui? Niente. Gradisci l’artemisia? Grazie. Manassè si diverte e comincia a fare domande tipo: “Hei Eto’ cosa hai fatto ieri sera? Fammi indovinare, niente!”. Alla terza o quarta gli scappa da ridere. Vorrebbe sposarsi da grande? (ma che domande faccio ai bambini?). Dice di no
le femmine sono antipatiche. Dall’altro lato il mio smilzo compare ironizza sul fatto che tra 10/12 anni si pentirà di questa frase correndo appresso ad ogni gonnella. Staremo a vedere.

16.30 manca poco alla novena ma vorrei andare in giro a distribuire le ossa avanzate nella settimana ai randagi del centro. Mi accompagnano.
Finalmente scorgiamo David e i suoi due gregari. Il terzo di loro è inavvicinabile, mentre il boss ed il suo pulcioso socio si lasciano tentare dalle prelibate leccornie in nostro possesso. Fanno molta fatica ad accorciare la distanza da noi. Nutrono una tremenda paura nei confronti dell’uomo. Ma alla fine, a furia di ossi, arrivano all’altezza dei nostri piedi. Di imboccarli con le mani per ora non se ne parla, ma è un inizio. Etò è molto contento di questo gioco e anche Manassè pare interessato.

Alla novena mi suona il telefono. Mia madre voleva sfornare la sua critica a caldo sul mio blog. Metto in modalità aerea per evitare altri colpi di coda genitoriali.
Mi sento in colpa per un’istante, che figura. Squilla un altro cellulare. Al quarto trillo (ma ve li ricordate i trilli di Messenger? che modi incredibili sono esistiti per provarci con le tipe negli anni 90′? Pazzesco!) padre Alois si alza, afferra l’apparecchio (evidentemente suo) ed esce per rispondere. Ma come? Mica stava dicendo messa? Che personalità. Scemo io che ho agganciato in faccia alla mamma. Quasi quasi la richiamo.

A fine rosario, in compagnia di Edith, Moses e Michael mi dirigo a casa delle donzelle per guardare un po’ di tele e fare quattro salti. Ci offrono la cena ma sono ancora toppo pieno dal pranzo per aver fame. In compenso alimento il mio intelletto con un’altra soap africana di pessima fattura. Più scemo di così è difficile diventare, non corro grossi rischi.
Rientrato nel mio fortino tra i banani afferro il bicchiere di succo: zenzero e cannella. Il pizzicorio leggero mi stimola la lingua, il palato, continua il suo rinfrescante percorso giù nel gargarozzo, sono quasi rapito da… Toc Toc.
A furia di gente alla porta oggi continuo a sentir bussare. Certo che veramente…Toc Toc. “Ah no aspetta, Chi è?”
Moses, Manassè e Michael vogliono stare un po’ con me. Hanno portato le casse e il tablet. Si siedono sul divano e attaccano con la musica africana.
Sono contenti che io sia arrivato tra loro. Ma che frasi sono queste? Emotività nuda e cruda. Io ho un cuore solo eh, a furia di lusinghe si impalla. Ci andassero piano. Mento. Il mio ego brama altri elogi, altre carinerie, non bastano mai!

Anche loro di donne preferiscono parlare poco. Manassè sogna di fidanzarsi con una giapponese! Già me li vedo. Lui 1.90, lei 1.50, mano nella mano per le strade di Tokyo. Fantastici. Voglio presenziare al matrimonio. Acconsente. Michael sogna le tedesche, ma di colore. Le bianche non lo fanno impazzire. Ha le idee chiare. Moses sta zitto. Ermetico come sempre.

Domani se voglio, andiamo insieme a messa.
Sveglia alle 6.30… non ho altro da aggiungere.