21 gennaio – Il tempo vola quando ci si diverte…

L’antifona dovrebbe essere ormai chiara un po’ a tutti e, spero prima o poi, lo diventi anche per me: qui nessuno è puntuale, MAI!

Inutile dunque svegliarsi alle 7.30, Etienne si palesa alle 8.40. Oggi dobbiamo finire i letti, quelle ragazze dormiranno come si conviene, l’antico vaso va portato in salvo! Come no! L’idea di concludere non sfiora minimamente il mio fidato capomastro. Lungi da lui farsi travolgere dall’ansia. Tranquillo, per quello ci son già io, stai sereno.
Che potenza signori miei, se solo potessi apprendere questa via del samurai tutta africana, nel mondo dei bianchi sarei fortissimo.
Per ora resto in quello dei neri, manco fosse una partita a dama.
Appena scopri il fianco vieni mangiato. E’ così.

Iniziamo a prendere le misure per avvitare i piedi del letto alle spalliere. Fila tutto abbastanza liscio, anche i pezzi per il secondo giaciglio sono pronti.
Tuttavia Etienne vuole aspettare prima di montarlo. Nutre alcuni dubbi, ma questo io lo capirò solo più tardi! Prepariamo quindi tutto il materiale e lo riponiamo in un angolino, a tempo debito lo assembleremo. Fase 3, mancano gli ultimi piedini da avvitare. Apriti cielo. Non abbiamo il trapano elettrico, il legno della testiera riesumata dalle ceneri del magazzino è massello ai bordi, durissimo da bucare. Nel mezzo invece, truciolato.

Dopo questa descrizione non mi stupirebbe leggere sui giornali notizie come: “ultima ora, l’esercito indipendentista brianzolo ha invaso la Repubblica Popolare Cinese, col pretesto, a detta loro, di aver offeso irrimediabilmente i sacri e inviolabili principi della falegnameria!”. Mentre sono intento ad immaginare rivoluzioni e guerriglie a colpi di seghetto e martello, il mio sventurato amico è alle prese con la sua difficile relazione con il trapano manuale. Il pomello superiore gli si è staccato in mano.

Giù a perdere mezz’ora per riparare un oggetto che, di per sè, è rotto e funziona poco niente. Poi perdiamo la bic. Altra mezz’ora passata come dei bigoli a guardar per terra tra la segatura per recuperare il prezioso oggetto, unico mezzo per tracciare le misure. Rimessi insieme i pezzi del puzzle torniamo a piè pari al problema originario: come risolvere
la questione del legno imperforabile? Ripenso ancora alla Brianza e a tutte le sue ragazze, molto simili, per certi versi, alla testiera inattaccabile.
Ovviamo l’ostacolo inchiodando ai lati dell’oggetto due piccoli tocchetti di legno a misura su cui avvitare le traverse in modo molto più semplice.

Non faccio in tempo a compiacermi delle buone idee di mastro Etienne che, senza volerlo, vengo a conoscenza di un altro adagio molto utile per comprendere il mondo camerunense: “da un problema risolto nasce sempre un altro problema da risolvere”. Mi spiego. L’idea del maestro è molto buona, però attaccando i due tocchi ai bordi diminuisce
lo spazio per avvitare le traverse. I bulloni ingombrano proprio il luogo in cui, inizialmente, avevamo pensato di avvitarle.

“Bisogna usare delle cerniere diverse! – mi spiega Etienne – ce le ho ma sono in ferro e vanno forate in quattro punti. “Prendi il metro e seguimi”. Il metro non mi è servito assolutamente a nulla.

Credo volesse in qualche modo rendermi partecipe e regalarmi l’illusione di pensare di essere davvero a lavoro. Non resto che un mero esecutore dei compiti affidatimi, che amarezza! Il fabbro lavora a pochi passi dal centro e nello stesso edificio, precisamente nella stanza accanto, c’è un piccolo alimentari/bar. Non chiedetemi come le
due cose possano coincidere. E’ un alimentari ma se vuoi una birra ti allungano una sedia e te la stappano. Come se potessimo fare aperitivo nel reparto surgelati della Coop. Una versione diciamo mille volte più semplice dato che il locale non è altro che una stanzetta con 2 scaffali mezzi vuoti e un tavolino. Etienne commissiona al fabbro il mestiere. Combinazione vuole che anche Marcelin sia lì a lavorare sull’istallazione di un impianto elettrico. Sta facendo le cose a regola d’arte e non intendo disturbarlo. Mi giro e becco mastro Etienne, o per meglio dire mastro Ciliegia, seduto con un bel birroccio fresco in mano. Sono le 10 del mattino. Non c’è altro
che può fare se non attendere che il fabbro risolva il nostro problema, dunque gli pare un’ottima idea farsi un goccio.


Mi chiede se voglio favorire. Ho dimenticato la mia borraccia sfigata con l’acqua minerale ma non è una buona scusa per mettermi a trincare alle 10. Non per fare il moralista eh, non fraintendete. E’ la mancanza
di coraggio che parla al posto mio. Quello che differenzia me dal mio attuale capo è semplice: lui dopo una birra con chiodi e martello in mano lavora meglio, io invece, mi uccido per sbaglio. Ringrazio e passo la mano. Anche Gedeò è di strada, ci vede e si infila a bersene una.Marcelin vorrebbe poi aggregarsi ma deve lavorare e rinuncia di malavoglia. Sembra proprio che nessuno a parte lui abbia da fare.
Non capisco maaa non stavamo montando i letti? Mica l’idea che le ragazze dormissero in terra ci distruggeva e volevamo a tutti i costi finire quanto prima? Tante, tantissime belle parole, perdute dentro al collo di una bottiglia.

Un po’ come quando a 16 anni promettevo a mia madre di studiare: “appena finiscono i Simpson vado!” ma poi partiva “Dawson Creek” e il programma andava serenamente a farsi benedire insieme a tutti i miei buoni propositi. Non posso certo biasimare il mio esimio collega. E’ l’Africa, c’è da aspettare.

La buona notizia è che la ragazza alla cassa è la mamma di quella piccina che avevo visto ballare in chiesa. Ve la ricordate? L’ho descritta come “un cuoricino su gambe” o qualcosa di simile. Sta di fatto che ha 1 anno e 1 mese, si chiama Arthemise e, a differenza dell’omonima pianta, oltre che alla salute la sua vista fa bene al cuore.

Neppure questa idilliaca manifestazione di innocenza mi distrae dall’obbiettivo, devo finire i letti. Tempo perso al baretto aspettando le cerniere: 1 ora.
Ritorniamo al magazzino più forti che mai, Etienne ha la giusta carica dopo una birra fresca e niente, nasce un altro problema. Non abbiamo abbastanza viti!
O meglio le abbiamo ma sono tutte troppo corte. Il capo mi propone soluzioni alternative. Io le rifiuto tutte perchè sono una peggio dell’altra.

A mio avviso si deve andare al mercato per procurarsi ciò che è necessario. Voglio fare un lavoro fatto bene. Almeno vorrei! ILLUSO! Anzi: SCEMO! Etienne dice che non è possibile, oltre alle viti (che sarebbero poche) dovremmo pagare i mezzi per andare al mercato e non avremmo il materiale prima di domani. Noi si deve finire oggi e non abbiamo soldi.
Così incomincia a scalpellare con martello e cacciavite scavando un piccolo buco nel legno, andando sempre più in profondità di modo da accorciare quanto più possibile lo spessore tra la testiera del letto e il lato opposto del piede di legno. Un lavoro di una sofferenza atroce.

Un ora almeno per scavare due buchi. E vi dirò di più, non solo vederlo lavorare così, sotto il sole di mezzogiorno, mi causa sofferenza, è pure una mossa sfortunatissima perchè il legno si crepa e si rovina con l’incedere violento e costante del cacciavite. Uno scempio. Dopo due ore abbiamo i fori che ci servono! L’aspetto delle povere assi di legno
è orribile. Sembrano già vecchie di dieci anni. Tempo di vita attuale: 3 giorni. Bene, ma non benissimo.

Fosse dipeso da me sarei andato al mercato, 30 minuti a piedi per spendere 2 euro e fare le cose bene. Ma ATTENZIONE! Non finisce mica come nelle favolette della Disney eh no, no, no, finisce da schifo.

Finisce che pur attaccando i piedi, le modifiche apportate all’inizio (la famosa buona idea per ovviare il problema della mancanza del trapano) richiedono altre 8 viti lunghe che Etienne mai avrebbe potuto prevedere nel budget iniziale dei lavori. “Amico mio – attacca l’artigiano – siamo caduti in un’altra grossa difficoltà, questo è un imprevisto che non avevamo considerato, se avessimo contato bene all’inizio non avremmo lavorato per niente! Peccato, dobbiamo comunque andare al mercato!”. COOOSAAA?

Cioè dopo che ti ho detto mille volte di non metterti a spezzare tutto col cacciavite, mi dici che “se avessimo contato bene non avremmo lavorato per niente!”. Questo ho pensato nella mente.
L’ho pensato gridando a squarciagola. Sono quasi le 15, non mangio dalle 7.20, come ogni neonato io mi nutro circa ogni quattro ore, il sole mena che manco Rocky Balboa e il mio compare, dopo essersi fatto un birroccio al baretto, ha aspettato le 15 per dirmi che NADA, anche oggi i letti li montiamo domani.

Mi appare il maestro Yoda, probabilmente un’insolazione, per ricordarmi di far scorrere la forza potente in me. Da aspirante Jedi gli do retta, sospiro, lo guardo e dico: “no, dai, alla fine con i fori che hai fatto siamo riusciti comunque a finire le spalliere del terzo letto, non è vero che abbiamo lavorato per niente, domani finiamo, ce l’abbiamo messa tutta, è abbastanza per oggi!”.

Con mia somma sorpresa l’immagine del maestro Yoda si fa gigante ai miei soli occhi e comincia a gridare: IPOCRITA! IPOCRITA! IPOCRITA! Maestro ma? Eh la storia della forza? Porgi l’atra guancia (ops, sto facendo confusione)? Yoda mi fa il medio e scompare all’orizzonte nella savana.
C’è di buono che tra i due, quello che si è fatto il mazzo a scalpellare è stato Etienne, io ho assistito nel ruolo di aiutante e motivatore. Altrimenti si che avrei perso le staffe. Ci credono tutti vero? Va beh.

Sono le 15.30 e voglio solo divorare i viveri che Godyene mi ha preparato. Riso bianco, il mio preferito, fagioli rossi, carote, porri, zucchine saltate con soffrittino di cipolla. Ah ragazzi sono vivo! Ora posso finalmente ripos… ma aspetta oggi che giorno è? Giovedì?

Fide, c’ho la lezione con Jojo tra… 30 minuti. Non si molla. Il maestro (quello vero) arriva e mi chiede come sto. Rispondo argomentando di sentirmi un po’ stanchino, mi guarda con una leggera espressione di ironia come a dire: “Ed è solo il primo giorno! Cosa dovrei dire io che dopo 10 ore di elementari devo dare ripetizioni ad un bimbo di 28 anni?”.

Mi sento in colpa per essermi lamentato e gli offro tre tipi di succo diversi. Fortunatamente ne accetta un bicchiere. Se avesse rifiutato mi sarei sentito in colpa per aver involontariamente ostentato l’opulenza della mia dispensa. Insomma ne canno una dopo l’altra. Avanti così CAMPIONE!

Rievoco le ultime dosi di glucosio presenti nel mio corpo e in gruppo le spedisco ai miei neuroni, il minimo che possa fare è tentare di dare soddisfazione a Joseph mostrandomi un buon alunno, rispettoso e diligente. Dopo le prime due frasi Jojo commenta: “si vede che sei stanco oggi eh!”. Lo sto perdendo, sospira desolato, gli verso un altro bicchiere di succo e comincio a sfoderare i frutti del mio studio mattutino (ho ottimizzato i tempi dato il mostruoso ritardo di Etienne).

Ne esco decorosamente, per la soddisfazione di entrambi. Esco in veranda. Soumaya piange, non l’ho vista tutto il giorno. Le vado incontro, mi si ri rompe l’infradito, NO comment. Elizabeth la culla placidamente tra le braccia, Noa scorazza da bandito tra di noi. Saluto i piccoli e torno a casa.

Mi siedo sul divano. Entra Godyene. L’acqua del nuovo filtro che mi hanno installato in casa non è ancora
potabile. Nuovo filtro? Potabile? Cos…? non ne sapevo nulla, ma grazie, appena in tempo, per un pelo non mi versavo il bicchiere della staffa, letteralmente!

Saluto la mia amica e mi riaccomodo in soggiorno con il sollievo di non essere morto di colera e di tifo per un banale incidente domestico. Sono un po’ stanchino.

Arriva suor Nicole per ascoltare il rapporto delle mie scorribande giornaliere.
“Cosa ho fatto oggi? Dunque non saprei bene, cioè i letti non li abbiamo montati alla fine… son quasi pronti eh, però ancora no, mancano otto viti poi dovremmo farcela, entro domani magari… no guarda lascia stare meglio non tirarsela!”.

Congedata la mia tutor mi accorgo che fuori è buio pesto. Caspita, ma che ore sono? 20.33…Ah, buona notte regaz!