6 febbraio – Raccontati una storia

SPOILER ALERT: i contenuti del diario di oggi possono riportare informazioni riguardanti la situazione Covid africana, chi non avesse alcuna voglia di sentir parlare ancora di misure di contenimento, per evitare di peggiorare il proprio umore, può tranquillamente saltare l’incipit e intraprendere la lettura dalla
“SECONDA VERSIONE”.

 

PRIMA VERSIONE
Siamo tutti in attesa di conoscere il risultato del test della nostra Sophie. Il centro di Yves Plumey è raccolto all’interno delle case. Non c’è scusa che tenga.
Nemmeno la messa, normalmente improrogabile, può essere usata come strumento di giustificazione. D’altronde per contenere i danni e salvaguardare la salute di tutti bisogna adottare le misure di sicurezza. Sono nel mio letto alle 6.45. Dall’altra parte del mondo, gli amici e i parenti cominciano ad alzarsi e a pensarmi.

Il telefono è il nostro portale d’accesso per spostarci all’interno delle dimensioni. La zanzariera crea un parallelepipedo invisibile che racchiude il mio nido, trasformandolo in una specie di navicella spaziale. Nessuno ha impegni oggi, considerando che il sabato è sacro, men che meno. Speriamo che mi vada bene, speriamo di non ripiombare in quell’atmosfera barbosa e frustrante che tanto ha colpito la nostra povera (per modo di dire) Europa.

Mi alzo verso le 8.30, ma giusto perché nel mezzo del materasso scadente il mio peso ha scavato una specie di fossa e mi ritrovo fastidiosamente incastrato all’interno del morbido valico. Mi vesto e faccio colazione. Ho voglia di zucchero e non resisto, decido di aprire il pacchetto di biscotti regalatomi da Manassè.
Gli avevo promesso che li avremmo mangiati insieme ma, tra la convalescenza e la quarantena, mi sa che dovremo attendere ancora un po’ prima di vederci.

La gola vince sulla pazienza. In effetti sono davvero ottimi. Talmente mi piacciono che quasi quasi mi farei un caffè. Il bollitore con l’artemisia di ieri sera mi guarda supplichevole. Troppo pigro per metter su la moca, con l’infuso andranno benone. La frolla è ben croccante ed il gusto ricorda quello dei biscottini alla cannella dell’Ikea, solo un po’ meno dolci e con una minor dose di spezia.
Come se in Africa ne esistesse una versione migliorata capace di incontrare perfettamente i miei gusti. Afferro la tazzina e mi pento di essere nato tanto lazzarone. L’artemisia fredda, dopo essere stata in infusione per tutta la notte, è di un amaro sconvolgente!

Dico sempre di essere amante di questi sapori, ben mi sta. Mi scriverò un appunto da appendere sullo scaffale della cucina: “se non ti fai il caffè sei scemo!”.
Nel dubbio dovrebbe aiutarmi.

Godyene mi trova in cucina con mezzo panino che mi spunta dalla bocca. Non ho saputo pensare ad un rimedio migliore per pulire dal palato tanto disgusto.
Ride, sai che novità. Sembro il giullare di corte ormai. Si mette subito a pulire. ALT! La fermo, grandi notizie: ho rifatto il letto, con tanto di giramento del materasso sottosopra. La donna esulta con me. E’ questione di minuti comunque. In un attimo mi riporta i panni puliti e stirati, lava il pavimento e inizia a cucinare.
Che volete che vi dica. Ci vuol poco a battermi nelle faccende di casa. A dir il vero, è semplice vincermi un po’ in tutto.

Sono nato in quella categoria di gente che non arriva ultima e non arriva prima. Il talento non basta, serve l’esercizio, l’esercizio non basta, serve la volontà ed è proprio qui che vengo gabbato.
Pazienza. Sposerò la mediocrità! Mentre mi condanno ad un’esistenza tragicamente squallida ripiombo verso il letto, Godyene non ama che io sia presente mentre fa i mestieri, dice che la metto a disagio. Lo credo bene. Avere un broccolo che guarda quello che fai come un becchino non ti infonde proprio una sensazione
di serenità nell’animo. La capisco.

Mi do alla lettura di qualche rivista online e vaneggio con la fantasia.
Torno in cucina e me la ritrovo seduta in terra, in attesa che il riso si cuocia. “Tutto bene? No perché così, a prima vista, azzarderei pensare il contrario!”
Tutto bene dice, non è triste, non è stanca, si è solo seduta, le serve la pazienza. Le sarà mica caduta in terra? Mi accomodo su una seggiola vicino a lei.
Mi mancano le ragazze, mi manca giocare con loro a sarakè, mi manca già precipitarmi in su e in giù per i campi, lavorare il legno con Etienne.

Che diritto ho di lamentarmi? Proprio nessuno, ma in prima elementare alla recita di Biancaneve mi hanno assegnato la parte di Brontolo e così, proprio come capita ai grandi professionisti del cinema, la mia mente si è persa nell’interpretazione del personaggio, senza mai più uscirne.
Non sforzatevi, solo tipi come Jack Nicholson e Christian Bale possono capire di cosa parlo!

Godyene esce dalla porta sul retro e si ripresenta con delle pietruzze tra le mani. A casa si possono fare tante cose, COURAGE, non serve che io sia imbronciato, possiamo giocare insieme se mi va! E’ troppo forte. Iniziamo. Gioca in un modo diverso da quello che ho imparato alla maison. Mi asfalta in ogni caso: 2 a 0.
Nascondiamo i sassi sotto al tappetto caso mai ci venisse voglia di una rivincita. Ho come l’impressione che ce li dimenticheremo e prima o poi finiremo per inciamparci sopra con conseguenze disastrose, ma va beh, per il momento stanno bene lì. Segnatevela questa che da qui a breve ne riparleremo.

Dopo pranzo non resta che oziare. Il silenzio circostante scivola lento sulla linea dell’orizzonte. Cosa scriverò oggi? Di cosa parlerò, dopo aver trascorso ore ed ore nascosto nei miei pensieri? Niente flebo minacciose, niente bestie feroci, niente nuove amicizie, niente trapani insubordinati.
Voi siete tutti lì, divisi in zone colorate, già abbastanza annoiati e sfiniti dai teatrini patetici della politica, e soprattutto, da una pandemia infame e spregiudicata.

Come tirarvi su il morale se finisco nella vostra stessa condizione a 6.600 km di distanza? Quali viaggi posso indurvi sognare, se di muoversi non se ne parla?
Forse dovrei mentirvi. E’ sempre la cosa giusta dire la verità? Bisogna assumersi la responsabilità del fatto che molti possono non essere pronti a conoscere quello che noi abbiamo da svelare. Potrebbero non reggere il colpo, c’è un momento per ogni cosa, pur non potendosi evitare il dolore, nè potendolo evitare alle persone a cui teniamo. C’è anche IL modo giusto per scoperchiare le pentole. Forse potrei omettere dei dettagli…

Allora facciamo così. Coloro che non avessero voglia di pensare in negativo possono limitarsi a leggere da qui:

SECONDA VERSIONE
Come diceva la canzone, ricominciamo: oggi mi sono alzato pimpante, alle 6.45 ero già giù dalla branda. Talmente carico che mi son pure fatto il letto.

Non posso resistere: ho proprio voglia di mangiare i biscotti che mi ha regalato Manassè! Infrango la promessa di gustarli insieme a lui, ma solo perché ne acquisterò un’altra scatola.
Sono spaziali, mi ricordano vagamente quelli alla cannella che si comprano all’Ikea, con la sola differenza che questi sono meno dolci e più saporiti!

Per l’ennesima volta Manassè ha fatto centro. Ci starebbe un bel caffè, ma sono troppo pigro anche solo per pensare di prepararlo, figuriamoci se mi metto sul serio all’opera. L’artemisia di ieri sera andrà benone. BLEAH! Le ultime parole famose. Sarà stata in infusione 12 ore, è amara come il peccato!

Mi ficco in bocca mezza baguette per tentare di asciugare via l’improponibile saporaccio, Godyene entra in casa cogliendomi in flagrante. Sembro un pesce abboccato all’amo. Le mie solite figurone da repertorio. Vuole pulire ogni superficie piana e non.
La avverto: al letto ci ho già pensato io! Non saprei dirvi perché ma mi pare scettica. Si complimenta e inizia
a lustrare le piastrelle. Esce a riempire i secchi d’acqua. Porta con se il bidone più grande. Ritorna 10 minuti dopo con il pesante cilindro da 20 litri poggiato sul capo.

Vorrei farle una foto ma è prioritario che le dia una mano. Il cosone è troppo alto e lei deve leggermente piegarsi sulle ginocchia per varcare la soglia d’ingresso.
Fuori dalla porta un uomo mi saluta, ricambio e noto altri due secchi pieni. Mentre li afferro e li trasporto in bagno trovo la mia amica bloccata in un bizzarro empasse: come diavolo fare per appoggiare in terra il pesantissimo recipiente? “Fatti aiutare va, disperata!”, parlo in italiano così di getto. La sua impressionante vitalità mi diverte. Sistemata la faccenda la seguo in sala ma, se deve pulire, preferisce che io ma ne stia in camera a riposare. La scusa è che sono convalescente, la verità è che mentre fa i mestieri gradisce non avere nessuno tra i piedi. Comprensibilissimo!

Ozio nel mio lettino, leggo qualche rivista on-line, il tempo marcia lentamente finché un profumino richiama sull’attenti le mie, notoriamente lupine, narici.
Trovo Godyene seduta in terra. Starà bene? Lei afferma di sì, figurarsi non direbbe mai altrimenti. Sarà mica che il trasporto straordinario l’abbia un po’ affannata. Noo, ma che, sta solo aspettando che il riso cuocia! Farò finta di crederle.

Sento la mancanza delle ragazze, non vorrei certo perdere la mano a Sarakè, proprio adesso che incominciavo a diventare competitivo. Godyene esce di scena dal retro della cucina e mi si ripresenta con delle pietruzze in mano.
Pronti a giocare in salone. Lei conosce un metodo diverso, stupirò le donzelle quando mostrerò loro di essere abile anche in altre branche del loro amato gioco.
La donna mi straccia 2 a 0. Tempo al tempo, conserviamo i sassi sotto al tappeto, giocheremo ancora. Avrò la mia vendetta quando meno se lo aspetta (che fa anche rima).

Mando la foto dei sassi a Claris, mi mancano le mie fanciulle. Con la dolcezza che la contraddistingue mi risponde: “Stai giocando con le pietre in casa? Quanti anni hai, 5? Possiedi uno smartphone, un computer, hai un articolo da scrivere e invece giochi a sarakè?”. Replico: “veramente me ne sento 7!”.

Che età meravigliosa quella! Avevo la guance rosee, i capelli ricci foltissimi, se mangiavo tutto quello che c’era nel piatto non solo ero bello, ma mi dicevano anche BRAVO! Cos’è andato storto? Perché mi sono trasformato in una specie di orso? La genetica possiede un’ironia tutta sua.

Dopo pranzo è tutto uno stare a letto e rilassarsi. Immerso in qualche lettura o in una mezza pennica digestiva.
Godyene viene a trovarmi verso le 18. Di cibo non ne voglio sentir parlare fino a domani, sono pieno raso e non ho ancora digerito. Finirò la tisana di citronella
e limone che mi ha preparato al mattino. Tra una cosa e l’altra parliamo della mia prossima trasferta al nord. Lì ci son 40/50 gradi all’ombra, la sera la gente dorme all’aperto tra i serpenti del deserto e le zanzare. Molti muoiono di malaria. Ah, benone, grazie per l’incoraggiamento.

Io abiterò nella grande casa Cumse, con il mio grande fratello nero, Christian. Una volta ho visto un documentario su come cucinare i serpenti. Strano eh…eppure dicono che sia una delle carni più tenere del mondo. Godyene mi rivela il misfatto: “ricordi quando padre Alois non si è sentito bene?”.
Se me lo ricordo? Può scommetterci, grazie al sostituto ho capito per la prima volta qualcosa della messa. Morale padre Alois ha avuto un’intossicazione dopo aver mangiato la carne di serpente. Meglio evitare. La mia domanda immediatamente successiva (a riprova del fatto che ancora non ho capito nulla nella vita) è stata:

“Godyene, ti ricordi come lo ha cucinato?
No perchè io so che il  modo migliore per non avere guai è spellarlo e friggerlo! Ma non tutti i tipi di serpente vanno bene eh!”.

Godyene rabbrividisce e poi mi sgrida, ammonendomi di evitare tutto ciò che non conosco. Si è già presa un bello spavento lunedì e preferirebbe dribblare altre
sorprese. Peccato però… a me una cotoletta di serpe garbava proprio!

MORALE

C’è modo e modo di vivere una giornata o una vita, così come c’è modo e modo di raccontare una storia o una verità. La seconda versione sembra molto più allegra e vissuta della prima. Non ho mentito, ho solo cambiato modo di esprimermi.
Sono troppo pigro per scrivere ancora, ma mi auguro che questo piccolo esempio calzi. La vita varia a seconda del modo in cui la vediamo e ce la raccontiamo. (Ecco perché ritengo che i giornalisti siano una categoria professionale fallita, ma meglio non divagare!).

Non arrendetevi alle mura domestiche amici, malgrado tutto, non ci avranno mai! (Almeno spero!).