4 gennaio – Notte di safari

Zzzzz. Zzzzz. Ziiip.

E’ questo il suono che mi ronza nell’orecchio sinistro all’1.40 del mattino. Ok c’è una zanzara, non è così grave. Zzzz… zzzz… ziiip.
Mi giro sul fianco. Zzzz… mi giro sul fianco opposto. Zzzz… lenzuolo sulla testa. Zzzz… attendo quel rumorino più acuto che giunge quando l’infame è pronta a pungere, ecco lo: ziiip.

SCIAFF! Mi tiro uno schiaffo sulla guancia. Zzzz… mancata. Altro schiaffo… mancata ma porc*! Agito le mani a cagnolino annaspando.
Zzzz. E guerra sia. Afferro il telefono con una mano, nell’altra l’ormai fedelissima infradito. I cani iniziano ad abbaiare.

Normalmente, verso le due, sento spesso il vociare dei quadrupedi annunciare l’imminente canto orientale del muezzin, fa parte del pacchetto “notti nella savana” e finora non mi ha mai impedito di continuare a dormire, mi piacciono i loro gutturali guaiti. Sta notte però tutto è insopportabile. A furia di schiaffi ho l’adrenalina a mille.
So già che sarà molto difficile riaddormentarsi. Ho la torcia del telefono accesa, la ciabatta in mano, sono seduto sulla sponda del letto in attesa di un rumore, un singolo errore, tanto unico quanto fatale.

Niente. Forse ha percepito il pericolo mortale. Se l’è fatta sotto! Ziiip. Mi ha punto sul tallone destro. Ma puoi? Son qua,
teso come un fascio di nervi pronto all’assalto e non mi sono nemmeno accorto di averla a 1 mm di distanza? Namo bene. Mi sdraio con in pugno le mie armi. Ho mollato il cellulare e ho afferrato anche l’altra ciabatta. Mi sono trasformato nella mia personalissima versione di Lara Croft. Le cose in comune?
Entrambi abbiamo le mani occupate. Per il resto lei è una sventola da urlo io, invece, solo un lontano parente di qualche primate.

Socchiudo le palpebre. Deve essere sazia ormai.
Forse forse mi riaddormento. Dai sarò clemente, per questa volta passi. Dopotutto aveva solo fame. Un po’ di sangue cosa vuoi che sia? Aspetta un po’?
Zzzz. Non ce la faccio, con un colpo di tomaia accendo la luce. Sono le tre, parte il muezzin. Ho gli occhi iniettati di sangue, la vena della fronte che pulsa come un subwoofer scandendo ad ogni battito una lettera della parola MORTE! Dichiaro aperto il Safari.

Mi alzo e inizio a scandagliare tutta la camera, palmo a palmo, i muri, le piastrelle, le crepe, trovo due ragnetti innocui, li secco sul posto, desolato, NON SI SALVERA’ NESSUNO. Non riesco a vederla.
Perlustro il bagno, niente. Rifaccio il giro delle quattro mura. Nada. E’ anche intelligente la viscida!

L’attesa è il preludio del gusto. Non potrà nascondersi per sempre. In questo modo non fa altro che alimentare la mia
sete di vendetta. Ho l’interruttore della luce proprio sulla testata del letto. Molto comodo per la caccia.
Elaboro un piano. Spengo la luce e mi tengo pronto ad accenderla in caso di rumore. Mi siedo a gambe incrociate sul letto e attendo infradito munito.
Zzzz. Accendo in un secondo. La vedo ma solo per un istante, si mimetizza sugli sfondi scuri e mi scappa. Balorda maledetta! Mi giro e la trovo ostinata all’altezza del petto, non solo aggressiva ma anche impudente, sottovalutarmi in tal maniera!

Ripercorro il perimetro della stanza con le ciabatte dietro la schiena come se avessi il timore di rivelare le mie sanguinose intenzioni. Ma siamo proprio sicuri che si tratti di una zanzara?
Rappresenta l’incarnazione di tutti i principi evolutivi darwiniani. Di sicuro, tra i suoi simili, è un peso massimo. Vorrei potervi dire di essere ancora in uno stato di decenza, ma la verità è che sono più disperato di Tom Hanks in “Cast away“. Tocco il gilet di Cumse, blu scuro. Percepisco un rumore.

Ma certo! La diabolica bestiola si è nascosta dove non posso vederla. Afferro il gilet, lo getto in un angolo, ce l’ho in pugno, non ha scampo. Sbaam! Una botta che avrà svegliato anche il muezzin. Avrei voluto infierire sul corpo esanime del nemico ma, del corpo non v’è più traccia. Che sia sopravvissuta?
Osservo meglio, due macchie di sangue fresco simmetriche sulle suole delle infradito mi danno la conferma finale: bersaglio centrato. VITTORIA.

Che ore saranno? Le 4… stento a crederci. Va beh posso sdraiarmi in pace. Tengo comunque una ciabatta al mio fianco, una versione tutta africana del peluche. Zzzz. Non può essere. Che sia tornata dagli inferi per farmela pagare cara? Impossibile. Ho una sola finestra e c’è anche la zanzariera come può essercene un’altra?

Accendo la luce. Nulla a che vedere con l’avversario precedente.
Questa è completamente scema, lì bella tranquilla poggiata al muro, su fondo chiaro. Servita su un piatto d’argento. Sbaaam! Mi prudono le orecchie, mi sa che ho aizzato la furia il muezzin per davvero. Morta inutilmente com’era vissuta, di lei non rimane che una leggera macchiolina sul muro. Un’altra tacca sulla mia ciabatta. Le 5 meno venti.

Dannazione. Mi alzo completamente rimbambito verso le 9.30. Che giorno è oggi? Mi sa che ho l’appuntamento in ufficio con suor Nicole. Mi vesto svogliatamente, mangio gli ultimi benniè e preparo un litro di infuso all’artemisia amarissimo. Dopo l’esperienza di sta notte conviene!
Mi siedo con la mia tazza, alzo lo sguardo e vedo un ragno grande come una mano. Mi fa rabbia ma ormai posso gestirlo, bevo prima e poi sistem… una Mende gigante giace morente in mezzo al salone. Scatto dalla sedia, spruzzo l’insetticida prima sulla blatta mezza morta e poi sul ragno. Quest’ultimo si da alla fuga in una fessura del contro soffitto. No problem, SO DOVE ABITI BASTARDO! Tiro un calcio allo scarafaggio scaraventandolo fuori dalla porta di casa.

Godyene mi trova da solo mentre tiro insulti ad alta voce contro lo scalino. Mi chiede se ho dormito bene. Temporeggio dicendo che devo andare in ufficio, le racconterò più tardi. Non sono abbastanza lucido al momento. Trovo Sophie sulla soglia dell’edificio, la saluto. Vuole sapere il motivo della visita.
Le ricordo che oggi abbiamo la riunione. Mi ricorda che la riunione è domani. Se non convivessi da 28 anni con me stesso non reggerei ad una giorno come questo.
Fortunatamente sono molto ben allenato.

Certo che la riunione è domani, l’ho anche scritto sull’AGENDA. Forse segretamente amo i paradossi. Ringrazio Sophie e me ne torno a casa. Lo sapeva anche Godyene che la riunione era domani.
Grazie per avermelo detto solo adesso! Le racconto della mia nottata sventurata mentre Soumaya mi sta in braccio alternando le due seguenti azioni: un po’ mi morde e un po’ mi pianta le unghie nella faccia ovviamente ridendo contenta. Le donne, valle a capire!

Vorrei arrabbiarmi ma Godyene mi rivela che sta notte anche la piccolina non ha dormito bene, si è svegliata urlando il mio nome. Avrà percepito tutte le mie pene, povera stellina. Ecco brava mordi più forte, vai alla giugulare. Così! (Sono uno di quelli che fa le vocine ai bambini, mi odio per questo, odio tutti coloro che lo fanno ma non so come smettere, vale se mi gioco la carta dell’infermità mentale?).

A farci compagnia oggi c’è anche il piccolo Baue, il quale non esita a calciare due tiri con me in soggiorno indossando il mio cappello (una delle ragioni per cui vivere da soli: puoi giocare a calcio in casa).
A pranzo ho mangiato un chilo di fagioli al sugo con il riso bianco. Galattici. Ho una mongolfiera al posto dello stomaco. Mi stendo un po’. Vedo degli insettini saltellare. Ora, io non ho mai avuto nè visto le pulci in vita mia, ma da quel che mi ricordo dei cartoni di “Tom & Jerry” a me pare proprio che siano pulci. O pidocchi? BOH!

Per la prima volta gioisco della calvizie. Sono pur sempre un codardo, domani mi rado la barba, non si sa mai. Decido di non voler scoprire di che si tratta, Godyene saprà cosa fare.
Giaccio sul letto per un paio d’ore. Sono libero fino alle 18, poi avrò lezione di francese con Joseph. Ci siamo scambiati anche i numeri di telefono di modo da gestire gli imprevisti. O almeno così mi aveva detto. O almeno così avevo capito.

Joseph si presenta alle 16.30 e mi dice che, se per me non è un problema, sarebbe più comodo anticipare la lezione. “Quando?” “Subito va bene”.

Non ho impegni particolari. Articoli determinativi, accenti, dittonghi e pronunce per oggi.
Domani interrogazione.
E’ davvero un buon insegnante, molto vitale, entusiasta, dice che per lui è importante avere allievi volenterosi. E’ fortunato, per la prima volta nella vita ho voglia di studiare. 1 h e 30 di lezione a manetta. A modo suo è stata una giornata lunga, meglio bere un bel bicchiere di artemisia per scongiurare qualsiasi probabilità di rivivere un’esperienza simile.

Nicolà e Brenda mi fanno compagnia, è bello bere una tazza tutti insieme alle luci del tramonto.
I complimenti del mio maestro mi hanno rincuorato un po’. A chi non giova l’adulazione? Potrei quasi dirmi soddisfatto.

Saluto i miei amichetti, mi chiudo la porta alle spalle e… Zzzz. Zzzz.
Ditemi che non è vero!