18 dicembre – Iniziazione pt. 2

Dunque, mi sveglio a Yaoundè, non ho ancora fatto una doccia. Nell’alzarmi dal letto constato che mi hanno punto almeno dieci ZANZARE! Grande! Son durato 24h. Breve ma intenso, prenderò la malaria.

Ricapitoliamo quindi l’andamento: ho rotto un paio di mutande, ho bucato un calzino, mi hanno punto le zanzare e non mi lavo da quasi 48h.Tutto bene direi.

L’ACQUA latita e Christian mi spiega che abbiamo un problema anche con la nostra cisterna di casa, c’è da cambiare un tubo quindi non ci si lava. Facciamo in compenso una COLAZIONE da campioni: banane africane, pane e TARTINA (la nutella africana che ha molto meno zucchero e molto più cacao della nutella vera, inoltre si spalma più facilmente, insomma mi piace), accompagnati da un buon tè caldo e biscotti camerunensi alla manioca che una tipa ci ha rifilato ieri al supermercato “Santa Lucia” (è il nome del supermercato eh, non della tipa!)

Abbiamo un paio di commissioni da sbrigare così decidiamo di trovare una zona giusta per aspettare un TAXI. Alcuni si fermano, le persone dicono qualcosa, i tassisti guardano i potenziali clienti silenziosi e poi ripartono senza caricarli, non ho capito bene come funziona. Si ferma un taxi da 4 persone con 4 passeggeri a bordo e Christian chiede se c’è posto, io metto un punto interrogativo sulla faccia e i passanti ridono di me, saliamo e via 3 davanti e 3 dietro stretti stretti, vicini vicini, un caldo che non vi dico. Christian chiacchera con gli altri e insieme si lamentano del traffico del paese, un tassista pazzo ci sorpassa male. L’auto reca una scritta sul bagagliaio “REPENT NOW” e poco sotto “Jesus notre salut”. Boh. Il nostro autista scherza e dice qualcosa a Christian. Mi pare vogliano farlo pentire di essere nato, va beh, lo trovo ragionevole.

Sbrighiamo le commissioni e cerchiamo un BUS per andare a Mbalmayo. Il mio bodyguard mi spiega che finché i pulmini non sono pieni non partono. Saliamo, spazio strettissimo, se ci entra il Chri ci sto dentro anche io, ci sediamo in fondo come i BULLI delle MEDIE, io, lui e gli zaini. La mia guida chiama uno dei responsabili e paga dei soldi in più, mi spiega che così avremo la fila tutta per noi. Lo guardo e penso che la fila era già tutta per noi, così lui chiarisce che al posto degli zaini potevano benissimo aggiungersi altre due persone, rispondo: “Gran bella mossa amico mio!”.

Partiamo. Mentre il paesaggio della FORESTA equatoriale divora completamente la mia attenzione, nella meraviglia scorgo un CAMION rovesciato su un fianco a bordo strada. Inizio allora a pensare che avrei dovuto studiare meglio fisica al liceo perché oggi vorrei davvero sapere quali sono le forze che agiscono su uno pneumatico in curva piegato dal peso di 30 persone a tutta velocità su un asfalto che di attrito ne fa quanto una lastra di ghiaccio: 0. Da una parte mi sento un po’ come il calabrone che vola proprio perché non è consapevole di essere troppo pesante per farlo. Se conoscessi bene le forze in gioco e le probabilità di ribaltamento non salirei su un pulmino molto probabilmente!

Così giunto a questa conclusione mi auto compiaccio di aver studiato poco e male fisica al liceo e, a dispetto delle mie perplessità e della mia, ormai ben nota, codardia, penso che al ritorno potrei comprarmi un bel pulmino e girare tutta l’Italia. Ditemi voi se questo non è progresso. Il pulmino (quello vero) si ferma di botto, guardo a destra il NULLA, guardo a sinistra meno che a destra, una ragazza scende. Chiedo a Christian dove vada. Non lo sa nemmeno lui. Ci sarà una casa da qualche parte, immagino, spero.

Arrivati a Mbalmayo scendo baldanzoso dal pulmino convinto di avercela fatta. Christian mi invita a salire su una motocicletta. BRIVIDO. Penso che il detto “ride bene chi ride ultimo” sia nato in una situazione molto simile alla mia. Salgo in moto muto. Partiamo. Sono ancora vivo, tutto bene. Temo per l’incolumità del mio cappello di paglia da pensionato ma, troppa paura per levare le mani dai fianchi del pilota, che il vento se lo porti se vuole!

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Arriviamo a casa COE, mangiamo e chiacchieriamo con la Pina e altre due ragazze italiane allocate lì per il servizio civile. Una delle due potrebbe aver già contratto la malaria,  i presagi mi dicono che io sono il prossimo. Christian le fa i complimenti: “Brava prima la fai prima ti togli il pensiero”. Boh, anche qui mica ho capito bene! Sta sera ho la terza pastiglia di LARIAM, ci mancano solo le visioni a Mbalmayo e i deliri, speriamo vada tutto liscio.

Decidiamo di andare a sbrigare i nostri doveri subito dopo pranzo. Ormai sono pronto a tutto, pulmino, motocicletta… il Camerun non ha più segreti per me. Christian chiama una moto e mi fa “Vediamo se ci carica in due”. OCCHEEEEEI a questo non ero ancora pronto. Ormai annuisco per inerzia, mi arrendo. Ovviamente saliamo in tre e via  A TUTTO GAS verso l’entroterra. Con una mano decido di tenermi il cappello. Christian mi parla di qualcosa. Non riesco bene ad ascoltarlo perché nella mente una vocina grida ininterrottamente “non voglio morire”. Chiudo gli occhi ad un certo punto perché il pilota, che guida bene (pensate gli altri) fa dei curiosi contromano per evitare le BUCHE. Ci sta. Forse morirò ma ad occhi chiusi.

Li riapro in uno slancio di follia, siamo arrivati. Pacca sulla spalla del pilota: “Mercì, mercì, mercì”. Christian gli da la mancia e prende il numero, ha guidato bene: “Come ti chiami che salvo il numero?” risposta. “ZIDANE!” GIURO! che fosse un BOMBER non l’avrei mai messo in dubbio, ma di tale caratura! Beh mi ha colpito lo ammetto, lo richiamiamo per forza (siamo tornati a casa con lui, figurarsi, anche questo tabù è infranto, da oggi in poi, mai più in moto in numero inferiore di 3 e almeno uno deve chiamarsi ZIDANE!).

Giunti alla meta una suora ci offre del VINO locale fatto in casa. Mentre lo bevo penso a tutte le malattie che possono derivare dall’acqua non filtrata e mi auguro che le leggende calabresi sull’alcol che disinfetta siano vere anche perché ci son 40 gradi e questo vino rosso non ne ha tanti di meno. Poso il bicchiere, la suora mi guarda e, notando che non ho finito, mi dice “c’est fort ah?”, il bicchiere di Christian è vuoto, la prendo sul personale, battuto da una donna sempre, ma da una suora! E’ troppo anche per me, secco il bicchiere e lo appoggio sul vassoio buono accomodato apposta per noi visitatori. Mi sento UOMO, penso alle malattie, mi sento un CRETINO colossale, mi viene l’ansia, va beh lo rifarei, riacquisto il controllo. Il pomeriggio è produttivo, più del previsto, rientriamo col buio, i GRILLI cantano un piacevole e monotono ritornello.

Voglio lavarmi. Ho dimenticato a Yaoundè il sapone. MATEMATICO. Trovo sul lavandino una saponetta grande come un mezzo pollice. La uso e dopo 3 secondi mi cade. Penso alle verruche e a tutte le malattie della pelle. Continuo a lavarmi, imparo ad usarla in qualche modo, all’italiana. La doccia in ogni caso ci voleva proprio. Mi vesto e penso: “Potevo chiedere il sapone a Christian”, perfettamente nel mio stile. Tanto ho dimenticato il dentifricio, ho tutto il tempo di rifarmi! EVVAI!

Ho fame, tra poco si cena e poi con Chri lavoriamo al report giornaliero.  Per oggi è tutto amici.