2 gennaio – Avanti un altro

Siamo tutti un po’ colpevoli quando parliamo del primo gennaio.

Lo abbiamo viziato, ormai si è dato una certa importanza. Magari è anche diventato un po’ arrogante. Deleghiamo a lui tutte le responsabilità per l’anno nuovo. Somiglia molto ai nostri politici. Viene lautamente pagato, si adagia e lascia correre
dato che non detiene veramente il potere di cambiare le cose. Forse se festeggiassimo tutto il primo mese dell’anno la storia prenderebbe una piega migliore.

Diversificare il rischio. Per esempio il mio secondo giorno di gennaio è stato notevolmente più piacevole  del primo. Non che fosse chissà quale impresa eh… però bisogna dirlo. Dalla parola Capo-d’anno dovremmo fiutare dei pericoli per la democrazia cronologica. Vogliamo davvero concentrare tutto il potere nelle mani di uno solo? Se il mio 2 gennaio tentasse un colpo di stato io lo appoggerei.

Prima di tutto mi sono alzato senza nemmeno uno scarafaggio nei paraggi. Ho controllato bene ma, con mia grande sorpresa, al mattino mi è stata risparmiata la loro sgradita compagnia.
Punto secondo c’è acqua corrente.
Punto terzo il pranzo avanzato ieri è diventato una colazione continentale da campioni.
Zuppa di cavolo bianco e riso al vapore con carote alle 8 di mattina, se gradite il salato, roba da panico.

Bello pingue mi faccio un caffè sulla veranda.
La giornata comincia finalmente con il piede GIUSTO. Ah, quasi dimenticavo, niente formicai a sorpresa, un’altra fatica risparmiata.
Mentre attingo il mio oro nero dalla tazza, passa Manassè diretto al mercato. Avrei giusto bisogno di un paio di casse d’acqua e già che c’è, se trova un pallone da calcio mi fa un gran favore. Detto fatto, senza muovere un dito, al costo di una piccola mancetta, ho anche fatto rifornimento. Di necessità virtù…Il rischio di essere per poco rimasto senz’acqua potabile fa scattare in me la molla di dover comprare dei filtri per il rubinetto di casa.

Alla buon’ora!
Suor Nicole arriva verso le 10.30 per stabilire insieme a me l’inizio del mio percorso formativo e lavorativo. Da lunedì, salvo imprevisti, dovrei cominciare a rimboccarmi le maniche. Come aperitivo mi viene offerta una bella fetta di anguria fresca, insomma il racconto sta diventando immorale nei confronti di tutti coloro che al mattino si alzano e vanno a lavoro, chiedo venia. Del resto non potrei mai mentire al mio affezionato pubblico. Tranquilli, sono sicuro che tra qualche giorno
mi succederanno delle sfighe tremende con cui rifarvi del maltolto.

La mia agenda è già piena di appuntamenti importanti.
Ore 15.30: prima lezione del corso avanzato per diventare “allegra massaia” del villaggio. Altro che masterchef. Qua si gioca pesante. Ho appuntamento con Godyene, oggi si va di bucato.

Lei puntualissima, io la accolgo e prendo il sapone in polvere. Mi guarda: “Servirebbero almeno due secchi!” “Ah già…
mica ci avevo pensato…” Chi ben comincia è a metà dell’opera mi dicono. Scopro che dalla porta sul retro di casa mia si ha accesso ad un rubinetto, mai visto prima, che svetta nell’orto e funge da zona lavanderia. Si versa il sapone in polvere in un secchio e si mescola con acqua, prima si lavano i bianchi, poi i colorati. Se non è razzismo questo DICO IO! Per oggi passi.

Si prende un lembo del capo d’abbigliamento e si comincia a strofinare.
No aspetta, com’è che si fa? Cioè, con tutta la naturalezza del mondo, Godyene sfoggia una tecnica atavica, di quelle che si tramandano da generazioni e generazioni sin dai tempi delle prime tribù autoctone. Ci provo, ci riprovo, per poco ci riesco, non so se ride di più per la scena di un bianco che vuole lavarsi i panni o per la mia deficienza tecnica (e mentale). Quel che è certo è che ride di gusto. In un modo o nell’altro decreto che la mia maglietta bianco-verde è finalmente tornata
al suo aspetto originario. Procedo al risciacquo e stendo.

Un buon profumo di pulito si solleva sotto la veranda. Mentre bevo un elisir di succo d’ananas e zenzero (extra lusso) Godyene mi invita per una promenade sul promontorio. Ci imbattiamo in un sentierino mai fatto finora. Lo spettacolo che ci attende in cima è la vista di buona parte di Marza, ai nostri piedi rocce vulcaniche, all’orizzonte la savana.
Mi fingo Simba per un attimo e mi atteggio da poser su un bel masso. Foto ricordo per la mamma. Priorità.

Non desideravo altro, andava tutto a meraviglia. Ma si sa come sono gli europei, sempre con quel loro volere di più.
Sfido la sorte con un pizzico di audacia, chiedo a Godyene se mi insegna a fare quella zuppa di patate e porri che mi piace tanto. Non solo accetta ma, avendo già in programma di fare “le benniè” ne prepara un po’ anche per me. Davvero basta, non è un racconto, è uno schiaffo alla miseria.

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Niente, il 2 gennaio aveva davvero intenzione di strafare nella speranza che almeno io, l’anno prossimo, tributi qualche lenticchia e un po’ di spumante anche in suo onore.

Bussano alla porta, un ragazzina entra e mi butta in braccio Soumaya. Oggi non l’ho proprio vista, mi mancava. La piccola vede il pallone: partitella?
Non resisto alla tentazione di fare una foto, scopro che la signorinella apprezza parecchio mettersi in posa, o almeno finge. Sì perché nel mentre in cui mi decido a scattare  il selfie inizia a piantarmi le unghie nelle guance per strapparmi i peli della barba. Un maleeeeee. Chi l’avrebbe detto che una robina così potesse essere tanto pericolosa? E poi la gente si preoccupa degli animali feroci nella savana… Non hanno mai incontrato Soumaya!

       

Fuori programma iniziamo a cantare e ballare mentre il profumo della zuppa si mescola alla frittura delle benniè.
Senza rendermene conto ho ufficiosamente ospitato la prima festa nella mia magione tra i banani. Ritiro i panni stesi, saluto le ragazze.

C’è acqua. Non ci credo, non era mai successo due sere di fila. Posso lavare i piatti senza fare le acrobazie. No, un momento, posso lavarmi! SPETTACOLO.

In bagno trovo una Mende schifosa, ma è già agonizzante (ho imparato a spruzzare l’insetticida nei posti giusti). Nulla può scalfire il mio buon umore. La bestia finisce dritta giù per lo sciacquone senza tante cerimonie.
Detto questo, a caso, giro i rubinetti del lavandino che fino a questa sera non ho mai usato (lavo i denti con pochissima acqua minerale per precauzione), a vedere i tubi staccati pensavo non funzionasse. Errore, uno dei due rubinetti sputa acqua per davvero.

Non so decidere se sia più bizzarro che io abbia usato il lavandino una volta in 10 giorni o che il lavandino funzioni. Mi lavo le mani, così, dopo la doccia, giusto perché posso! (Non che non le lavi, normalmente uso il secchio! Malfidenti!).

Pulito e profumato (proprio come il mio bucato), tutto questo benessere mi da alla testa, ho imparato che nella vita la felicità dura poco ed è sempre accompagnata da una buona dose di casini, sarà meglio non gongolare troppo.

Che cosa ha in serbo per me il giorno 3? Da codardo mi chiedo “dovrei avere paura?”.

Una sola certezza: la colazione di domani è a base di benniè, l’incentivo non è male.
Dopo un giorno così mi sento pronto a tutto, avanti un altro!