27 dicembre – Diversivo

Ah come è bella la domenica mattina, soprattutto se non hai impegni. Io chiaramente ne ho.

Sveglia alle 7 in preparazione fisica e psicologica per la messa delle 8 di padre Alois. Suor Nicole ieri mi ha chiesto se mi andava di andarci insieme, che fai, dici di no? Una più una meno, tanto ormai si è capito che alla fine di sti dieci mesi divento un asceta illuminato.

Io poi, quando voglio, sono un tipo abitudinario, mi va anche bene acquisire una certa ROUTINE per qualche tempo. Passi dunque la sveglia presto, passi anche l’andare a letto con le galline, mi trovo a mio agio a seguire la luce solare come indice per coricarmi in branda, è più facile che leggere l’orologio, diciamo così.

Da buon abitudinario quindi, in chiesa mi siedo esattamente nello stesso posto che occupavo a Natale, terza fila a sinistra partendo dall’altare, tra i bambini.
Loro giocano, bisbigliano, sussurrano, ti danno la certezza che prima o poi succederà qualcosa di divertente. Qualcuno
inventerà un passatempo per sopravvivere al sermone triturato tra i denti del nostro omeopatico rimedio per l’insonnia vivente.

Sono tutti incuriositi da ME, non solo i bambini, anche gli adulti guardano il tizio bianco con la barba che si siede sulla panchetta tra i pischelli. Dalle facce qualcuno ha proprio voglia di menarmi male, le donne invece sembrano divertite e la cosa, non lo nego, mi piace.

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Padre Alois attacca con l’arringa iniziale. In seconda fila, proprio davanti a me, c’è un soldo di cacio con un completo celeste tradizionale e un cappello da cowboy rosso con una piuma bianca. Porta al collo una borsa di Gucci da donna (“tarocco bene”) piena di dolciumi. Insomma qui il rap made in USA ha distorto ampiamente i canoni stilistici. Il piccolo Snoop Dog tira fuori una bottiglietta di Sprite e inizia a bere mentre il parroco continua imperterrito. Vorrei avere una bottiglietta simile, ma piena di rum.

Ad un certo punto la sorellina lo prende per mano e sgattaiola pian piano verso l’uscita. Vorrei prenderli per mano anche io e seguirli in capo al mondo ma, niente da fare, si suppone che gli adulti restino seduti (essere grandi fa davvero schifo).

La messa procede. Che ci crediate o meno ad un certo punto la scritta “Joyeux Noel” appesa alle spalle di padre Alluis inizia a cedere, prima si stacca dal lato destro, dondolando a mo’ di pendolo, poi cade in terra. INCREDIBILE.

Il prete è riuscito ad addormentare anche la colla che sosteneva la decorazione natalizia. Il giorno in cui addormenterà i chiodi verranno giù tutte le lastre di legno del soffitto e probabilmente anche le panche. La forza scorre fin troppo potente in lui. Ho paura.

Fortunatamente il coro mi distrae. Mi guardo intorno, anche di primo mattino le vittime dell’effetto soporifero sono numerose. Osservo i BIMBI vicino a me. Proprio come pensavo. Loro si sono persi nel mondo dell’immaginazione, c’è chi fissa le fantasie del vestito del vicino, chi parla sottovoce al proprio fratellino o sorellina, c’è una bimba che sembra la copia di Whitney Houston in miniatura intenta a sistemarsi le treccine.

Questa è la loro magia, una capacità di estraniamento completa, totale, tutti i posti del mondo per i bambini possono diventare luoghi incantevoli dove respirare l’odore di avventura e di scoperta. Non c’è sermone che tenga.

Decido che voglio provare a realizzare quella formula alchemica capace di portarmi altrove. Poggio le dita delle mani sulla panca che mi sta davanti, tutte attaccate, mano sinistra e destra. Sollevo in ordine i mignoli, poi gli indici, poi indietro sui medi infine gli anulari. Continuo a ripetere l’esercizio cambiando ordine, inizio a fantasticare sulla possibilità di utilizzare questa prassi come riabilitazione neuro-cognitiva. Chissà, mi chiedo, se qualcuno abbia già sperimentato la comunicazione tra mente e mani, e se sì, in che modo?

Alla fine mi arrendo. I piedi dei bimbi dondolano dalle panche, i miei invece sono ben saldi al terreno. Io dico che dovrebbero costruire panche più alte, di modo da far ciondolare anche i piedi dei grandi, chissà che così non ci venga più facile ricordare come si vola, almeno con la fantasia.

Il bimbo a fianco a me dorme con la testa poggiata in avanti. Nicolà, mio fido scudiero, mi fruga nelle tasche da dietro, mi sono infilato una penna rossa nel gilet prima di uscire, nell’occasione giusta gliela regalo dato che ieri ci teneva ma non ho potuto accontentarlo.

Una canzone si leva potente risvegliandoci di botto. C’è un canto, ho notato durante l’assidua frequentazione liturgica, che si protrae a lungo. Ha strofe brevi, la musica cala, sembra finire e poi riattacca di colpo. Ho trovato finalmente il diversivo che cercavo. Ogni volta che questa si attenua fingo di smettere di battere le mani, con falsa sorpresa riprendo appena ricomincia.

Insomma do l’idea di essere stanco di applaudire per poi ricominciare, facendo delle facce un po’ buffe. Ai bambini piace, ridono tutti, rido anche io senza farmi vedere, battiamo le mani tutti insieme e poi anche i piedi. Sono riuscito a divertirmi anche oggi. Da qui in poi  la celebrazione procede in discesa. Padre Alois sembra addirittura voler fare una battuta, chiede scusa per essere andato un po’ “lunghino” e accenna, mi pare di capire dai gesti, al fatto che non veda molto bene, sorride e guarda verso di me. COINCIDENZE?

Codardo e pure IPOCRITA sorrido anche io. Con i miei soci c’è ormai una certa complicità, nulla può più addormentarci.
Esco dalla porta, sbircio il cellulare: Le 10.00. Due ore di predicozzo. Mi tocco la faccia, mi do’ un pizzicotto. Parrebbe essere tutto in ordine.

Vado a casa distrutto dalla vita. La piccola Soumaya viene a farmi compagnia seguita da Godyane.
Oggi la signorinella è in vena di cantare, la metto a sedere a tavola con me e comincia con una canzone fatta di poche parole tipo: “J’aime papa”. Godyene le da un piatto per farmi compagnia. Mentre la pischella afferra avidamente dei fusilli in bianco con le manine la guardo stupito.
Ancora una volta il potere dei bambini mi sorprende, mi basta la canzoncina di Soumaya per lasciarmi alle spalle due ore di messa.

Carico, decido di reagire dopo pranzo mettendomi in veranda a studiacchiare con l’aiuto dal frasario. Suor Nicole si palesa con un piatto di ANGURIA fresca e due forchette. Ci voleva.

Oggi è la prima domenica dopo Natale. La festa della famiglia. Molti parenti o conoscenti dei ragazzi del centro passano a salutare. Tra loro c’è anche Rogè, un giovane cresciuto in una situazione difficile che ora si è laureato in economia ed ha voltato pagina. Non ha dimenticato, mi dice, da dove proviene e così ha portato qualcosa da distribuire ai giovani ospiti. Organizzeremo presto un’uscita in centro, Rogè vuole mostrarmi l’università di Ngaounderè. A me va più che bene.

Quando ormai pensavo di aver dato tutto, Moses viene a farmi compagnia.
Lezione di francese a domicilio. Mi racconta che sogna di fare il giornalista, motivo per cui si è iscritto al laboratorio di giornalismo della scuola.
Ha fatto un pezzo sull’arrivo del ministro dello sport a Ngaounderè. In gamba il giovane. Credo abbia un futuro. Parla anche un buon inglese, il che facilita la nostra sessione privata.

Mi piace questa storia di non avere impegni, di godermi una piacevole chiacchierata senza dover guardare l’ora, sono convinto che partire sia stata una bella mossa. Se non fosse per le zanzare, pericolose per noi Nassara (soprattutto per quelli codardi) continuerei la mia discussione con lui più che volentieri.

Il sole sta calando, ma non è grave, avremo tutto il tempo.

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