Da dove iniziare

DOMENICA 10 FEBBRAIO: IERI SERA…

Non so da dove iniziare e non so come esprimere a parole tutto il vissuto.
Sono arrivata a casa inzuppata di pioggia, tre ore sotto l’acqua, solo dopo molte ore sono riuscita a scaldarmi dopo aver tolto i vestiti bagnati anche sotto al giubbotto.
Ma…ancora la gioia di vederli, di ascoltarli e di passare del tempo insieme.
Tante le storie di ieri sera, gli incontri, le loro vite. Ma come trovare le parole e renderle vive per trasmettervi quelle stesse emozioni?

Iniziamo dal nostro ‘Mario Balotelli’, un ragazzo enorme e simpaticissimo! Avevamo tenuto da parte dei cappelli alla moda per lui. Quando glieli abbiamo portati era stra felice! Abbiamo fatto tante foto insieme. Insieme a lui e a Charlie.

E poi il ‘mio’ giovane M. Ieri si è lasciato sfuggire ‘ho paura’. E l’ho letta nei suoi occhi quando due ragazzi si sono azzuffati…l’ho allontanato dicendogli di non preoccuparsi perché c’ero io.
E mi chiedeva scusa, non voleva che io fossi preoccupata.
E mi chiedeva scusa perché anche ieri aveva bevuto. Ma doveva dimenticare. ‘Se bevo la mia mente dimentica tutto‘. La mancanza della famiglia, la solitudine, la paura, il vissuto in carcere per un ragazzo di 22 anni…
Gli ho dato dell’abbigliamento, dei pasti che ci avevano donato, la colazione per stamattina, dei prodotti per l’igiene. ‘You are cool mama‘ ripeteva.
E quando volevo dargli 5€ per una pizza calda per il pranzo di oggi…non li ha voluti. Posso portargli una pizza calda ma mi rispetta e non prende il denaro.

Poi è arrivato ‘Giallo‘ (il suo vero nome è impronunciabile, ma somiglia a giallo), un altro giovanissimo ragazzo. Mentre parliamo mi cadono 10€ dalla tasca e non mi accorgo. Dopo poco li raccoglie e mi dice ‘questi sono tuoi’. Passa la serata, prima di andare via, arriva, apre le braccia e mi stringe forte.

Mi fermo qui…
Oggi non è stato facile raccontare. Tante cose sono dentro e non sempre si riescono o vogliono portare fuori.
Ma vorrei che poteste capire come le loro vite, i loro sentimenti, le loro paure sono esattamente come le nostre.
E ieri una volontaria manda uno scritto di Don Ciotti che risuona dentro ‘𝑵𝒐𝒏 𝒍𝒊 𝒔𝒊 𝒄𝒉𝒊𝒂𝒎𝒊 𝒑𝒊𝒖’ 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂𝒕𝒆𝒕𝒕𝒐, 𝒏𝒐𝒏 𝒍𝒊 𝒔𝒊 𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒊𝒇𝒊𝒄𝒉𝒊 𝒄𝒐𝒏 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆. 𝑪𝒉𝒊 𝒗𝒊𝒗𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒅𝒂 è 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊, 𝒄𝒐𝒏 𝒖𝒏 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒐, 𝒖𝒏 𝒏𝒐𝒎𝒆, 𝒖𝒏𝒂 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂. 𝑵𝒐𝒏 𝒖𝒏 𝒏𝒖𝒎𝒆𝒓𝒐 𝒐 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒂𝒕𝒆𝒈𝒐𝒓𝒊𝒂!”

E quando ti ricordi il loro nome, sono felici.
Quando ascolti la loro storia, sono felici.
Perché per il resto del mondo che gli passa accanto sono dei senzatetto.
Allora 𝑭𝒐𝒐𝒅𝑭𝒐𝒓𝑨𝒍𝒍 𝒏𝒐𝒏 𝒍𝒊 𝒄𝒉𝒊𝒂𝒎𝒆𝒓𝒂’ 𝒑𝒊𝒖’ 𝒄𝒐𝒔𝒊’.

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